La carne coltivata: una questione di politica, etica e futuro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nonostante i molti problemi che affliggono il pianeta e il nostro Paese, osservando la politica italiana si ha l’impressione che il destino dell’umanità – o quanto meno dell’italianità – sia in bilico a causa di una fettina di carne. La carne prodotta in laboratorio grazie alla coltura di cellule animali non è certo la soluzione più rapida e conveniente alla crisi ambientale.

Un braccio di ferro silenzioso fra Palazzo Chigi e il Quirinale. Da un lato il governo, determinato a portare avanti la legge-manifesto per proibire la carne coltivata, dall’altro il Colle che segnala l’esigenza di riportare l’iniziativa dentro la cornice di un’Europa che sulla materia non si è mai espressa. Davanti alla moral suasion della presidenza della Repubblica, Giorgia Meloni cede e si dice pronta a cambiare.

La già abbastanza surreale vicenda del divieto italiano alla carne coltivata – il governo ha deciso di mettere preventivamente fuori legge qualcosa che ancora non è lecito, sapendo però che se l’Unione europea dovesse in futuro autorizzarlo il divieto dovrebbe cadere – si arricchisce di un nuovo passaggio inedito. Il presidente della Repubblica malgrado alcune indiscrezioni facessero prevedere una sua freddezza, o più probabilmente proprio in virtù di questa freddezza, ha promulgato ieri il la legge tenacemente voluta dal governo e in particolare dal ministro sovranista alimentare Lollobrigida.

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