Dazi alla Cina, l'Europa alza le tariffe sulle auto elettriche
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Redazione Economia
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La recente decisione della Commissione Europea di aumentare i dazi doganali sulle auto elettriche importate dalla Cina, entrata in vigore il 30 ottobre scorso, rappresenta un tentativo di contrastare le pratiche commerciali sleali del governo cinese. Il regolamento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, prevede una tariffa aggiuntiva variabile tra il 17% e il 35,3%, a seconda della casa di produzione e del grado di collaborazione con l’indagine della Commissione europea sulle sovvenzioni statali cinesi.
Nonostante l'intento di proteggere l'industria automobilistica europea, la misura ha suscitato dubbi e preoccupazioni anche tra coloro che l'hanno promossa. La decisione di imporre dazi così elevati, che in alcuni casi possono arrivare fino al 45,3% del valore delle vetture, è stata presa dopo oltre un anno di verifiche e trattative, spesso infruttuose, con le autorità cinesi. La risposta di Pechino non si è fatta attendere: il governo cinese ha infatti richiesto il blocco di tutti gli investimenti nei paesi europei che supportano le sanzioni, confermando così i sospetti sulla stretta relazione tra le case produttrici di auto elettriche e lo Stato cinese.
La mossa dell'Unione Europea, sebbene mirata a riequilibrare il mercato e a tutelare le imprese locali, rischia di inasprire ulteriormente le tensioni commerciali con la Cina. Le trattative a distanza, rivelatesi poco efficaci, hanno spinto la Commissione a inviare i propri negoziatori direttamente in Cina, nel tentativo di trovare un accordo che possa mitigare gli effetti negativi di questa guerra commerciale.
In questo contesto, l'Alto Adige e il Trentino, regioni fortemente legate all'export verso la Germania, osservano con preoccupazione l'evolversi della situazione.




