Euphoria 3, il red carpet di Los Angeles segna il ritorno (dopo quattro anni) del teen drama cult
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Ci sono serie che sembrano destinare a rimanere impigliate in un limbo produttivo, e “Euphoria”, nonostante il suo straordinario successo di critica e pubblico, ne aveva fornito un esempio lampante. A quattro anni di distanza dalla conclusione della seconda stagione, un’attesa dilatata da scioperi – quello degli sceneggiatori del 2023, per intenderci – e da un cast i cui membri, complice la fama esplosa proprio grazie allo show, si sono ritrovati con agende talmente fitte da rendere quasi un’impresa logistica persino una lettura collettiva del copione, il meccanismo si è finalmente rimesso in moto. La première hollywoodiana della terza stagione ha ricomposto il puzzle umano della serie: Zendaya, Alexa Demie, Jacob Elordi, Hunter Schafer, Maude Apatow, Sydney Sweeney e Chloe Cherry hanno sfilato sul red carpet, offrendo un’anticipazione visiva – attraverso estetiche personali molto diverse tra loro – di ciò che il pubblico potrà aspettarsi dal prodotto finito.
Otto episodi e un salto temporale decisivo
Sam Levinson, mente e cuore creativo del teen drama che ha collezionato nove Emmy, ha scelto di non riprendere il filo dal punto esatto in cui lo aveva lasciato. La terza stagione, composta da otto episodi, proietta i personaggi cinque anni in avanti rispetto agli eventi del secondo ciclo: non più adolescenti intrappolati nelle aule di un liceo iper-stilizzato, ma giovani adulti alle prese con le macerie (e le possibilità) della vita post-scolastica. Un salto narrativo che, di fatto, aggira il problema fisiologico di molte serie teen – ovvero come gestire la crescita degli attori – e lo trasforma in una scommessa tematica sulla fede, la redenzione e la natura del male, elementi già emersi nelle puntate precedenti ma ora riletti in una chiave meno ormonale e più esistenziale.
Una attesa lunga, tra “The Idol” e i ritmi di Hollywood
I motivi del rinvio, come spesso accade nei meccanismi dell’industria contemporanea, sono stati molteplici e intrecciati. Da un lato lo sciopero degli sceneggiatori del 2023, che ha bloccato qualsiasi riscrittura o produzione negli Stati Uniti per mesi; dall’altro il lavoro parallelo di Levinson su “The Idol”, progetto controverso che ne ha assorbito tempo ed energie. A ciò si aggiunge la trasformazione del cast originale in star planetarie: Zendaya, due volte vincitrice dell’Emmy, o Jacob Elordi, candidato al Golden Globe, o ancora Sydney Sweeney, non sono più i giovani talenti in cerca di visibilità del 2019. La loro mole di impegni cinematografici ha reso la sincronizzazione delle agende una partita a scacchi durata anni. Eppure, il 13 aprile prossimo, su Sky Atlantic e in streaming su Now (in contemporanea con gli Stati Uniti, con cadenza settimanale), quel mosaico tornerà a comporsi.
Una première che vale come dichiarazione d’intenti
La serata di Los Angeles, con il cast al completo affiancato dalle new entries, ha avuto il sapore di una chiusura di un cerchio. Nessuna anticipazione sulla trama, nessuna dichiarazione eclatante: solo la presenza fisica di attori che, per quattro anni, hanno risposto a domande sul “quando” con un vago “forse”. Ora che il “quando” è diventato un “il 13 aprile”, il red carpet ha restituito l’immagine di una macchina produttiva che riparte, con ogni probabilità per l’ultima volta – si vocifera che questa terza stagione possa essere quella conclusiva, anche se non vi è stata alcuna conferma ufficiale in tal senso. La fotografia di gruppo, tra abiti da sera e sguardi misurati, racconta più di mille comunicati: “Euphoria” è sopravvissuta al proprio stesso successo, agli intoppi sindacali e alla dispersione geografica dei suoi interpreti. E ora, finalmente, tornerà a parlare di quei ragazzi che, crescendo, abbiamo imparato a conoscere stanza per stanza, segreto per segreto.




