Influenza 2025, l'Iss modifica la sorveglianza per una stagione da record

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L'Italia si sta preparando ad affrontare quella che, secondo le proiezioni degli esperti, potrebbe configurarsi come una delle stagioni influenzali più impegnative degli ultimi dieci anni. I primi segnali, peraltro, non lasciano spazio a facili ottimismi: la rete di sorveglianza RespiVirNet, coordinata dall'Istituto superiore di sanità, ha già registrato, in una sola settimana di fine ottobre, un dato particolarmente significativo, ovvero circa 427mila casi di infezioni respiratorie acute. Si tratta di un numero considerevole, che supera le attese per l’avvio della stagione e che trova una sua spiegazione nella concomitanza di diversi fattori. La circolazione simultanea di più patogeni respiratori, le temperature in netto calo e il pieno ritorno all’attività scolastica, con il conseguente affollamento di ambienti chiusi, stanno infatti creando le condizioni ideali per una rapida diffusione dei contagi, i quali, va detto, comprendono al loro interno una varietà di virus, non solo quello dell’influenza stagionale.

Il nuovo sistema di monitoraggio

Proprio per avere un quadro più chiaro e completo della situazione epidemiologica, l’Iss ha deciso di rivedere il proprio sistema di monitoraggio. L’approccio tradizionale, che si concentrava principalmente sul virus influenzale, viene ora ampliato per tenere sotto controllo anche gli altri agenti patogeni responsabili di sindromi respiratorie. Questa modifica strategica, resa necessaria dalla complessità del panorama virale attuale, permetterà di valutare con maggiore precisione il peso specifico di ciascun virus, incluso il sottotipo H3N2 che desta particolare attenzione tra gli specialisti, e di quantificare l’impatto reale delle cosiddette ARI, le infezioni respiratorie acute, sulla popolazione. Si otterranno così dati più granulari, essenziali per orientare le strategie sanitarie e per comprendere appieno la pressione a cui sono sottoposti i servizi assistenziali.

Il caso del Giappone e i segnali globali

Uno scenario che desta allarme, e che viene osservato con attenzione anche in Europa, è quello che si sta sviluppando in Giappone. Le autorità nipponiche hanno infatti dichiarato un’emergenza nazionale a causa di un’epidemia influenzale insolitamente precoce e intensa. Il Paese ha contato oltre seimila casi confermati, un numero eccezionale per il periodo, e ha dovuto disporre la chiusura temporanea di più di cento istituti scolastici tra ottobre e novembre. Questa escalation, che anticipa di circa cinque settimane il picco stagionale abituale, rappresenta un campanello d’allarme per le nazioni dell’emisfero settentrionale, le quali, osservando quanto accaduto precedentemente in Australia e ora nel Regno Unito, si aspettano un’influenza più insidiosa rispetto agli anni recenti. La facilità con cui i virus si spostano a livello globale, del resto, rende ogni focolaio lontano un potenziale precursore di ciò che potrebbe accadere da noi.

Le caratteristiche del virus

La preoccupazione della comunità scientifica internazionale è alimentata dalle caratteristiche del virus in circolazione, il quale, stando alle analisi di laboratorio, presenta un profilo genetico mutato. Si parla di sette mutazioni principali, un numero che fa presupporre una significativa capacità di eludere le difese immunitarie che una parte della popolazione potrebbe aver sviluppato in seguito a precedenti infezioni o vaccinazioni. Questa evoluzione del patogeno, che ne aumenta l’aggressività e la trasmissibilità, è alla base delle previsioni che indicano un impatto potenzialmente severo su scala mondiale, con un’ondata che si annuncia non solo più precoce e intensa, ma anche capace di circolare con maggiore facilità, mettendo a dura prova i sistemi sanitari già provati da anni di gestione della pandemia da Covid-19.

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