Manovra, le imprese smontano la legge di Bilancio
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Redazione Interno
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Dopo le voci critiche dei sindacati, preoccupati per i salari e le pensioni, tocca ora alle imprese giudicare severamente la Manovra in gestazione, definendola carente su punti che, a loro dire, sono fondamentali per le sorti del Paese. Confindustria, senza mezzi termini, ha evidenziato come la crescita economica, vero motore di ogni sviluppo futuro, non venga adeguatamente considerata all’interno del provvedimento, lasciando così l'industria nazionale, già in piena crisi, esposta a rischi che potrebbero rivelarsi fatali. Una critica che si aggiunge a un quadro già complesso, caratterizzato da negoziati serrati e da un iter legislativo che stenta a trovare una sua compiutezza formale.
Un testo ancora "aperto" nonostante i vertici
Nonostante i fondamentali siano stati decisi durante un vertice notturno, tenutosi domenica a casa della premier Giorgia Meloni con i leader del centrodestra, il ministro dell’Economia ha successivamente spiegato alle parti sociali che «la manovra non è chiusa». Questo stato di incompiutezza, che qualcuno aveva inizialmente mascherato vantando un anticipo sui tempi, ha reso necessario un ulteriore confronto tra la leader, i vicepremier e i titolari del Ministero dell'Economia, rimandando di fatto l'approvazione del testo integrale. L’esito più probabile del Consiglio dei ministri, dunque, sarà un primo via libera limitato al solo Documento programmatico di bilancio, la cui ossatura numerica è destinata a Bruxelles, mentre l'articolato legislativo rimane in sospeso.
Il nodo delle coperture e le tensioni nella maggioranza
A bloccare la definizione della Manovra, in un intrico di valutazioni politiche ed economiche, è principalmente la questione relativa al contributo delle banche, un tassello finanziario essenziale per chiudere il capitolo delle coperture. Su questo punto specifico, del resto, si sono già accese tensioni all’interno della maggioranza di governo, con Forza Italia e Lega che hanno manifestato posizioni contrastanti, litigando apertamente su chi debba farsi carico degli oneri. La Manovra, pertanto, arriva sul tavolo dell'esecutivo in uno stato di profonda incertezza, attraversata da divisioni che ne minano la stesura finale e ne ritardano il percorso.
Le misure in campo tra tagli e detassazioni
Nel mare magnum delle proposte, alcune delle quali sono state anticipate, si parla di un taglio dell'Irpef i cui benefici, stando alle indiscrezioni, si estenderebbero fino a redditi di 200mila euro, di una revisione del sistema pensionistico e della detassazione del lavoro festivo e notturno. Una misura che ha suscitato un certo interesse è poi l'esclusione della prima casa dal calcolo dell'Isee, un intervento che tocca da vicino la vita di molti. Tuttavia, nonostante questi interventi settoriali, la critica principale rimane quella di aver prodotto una Manovra “mari e monti”, un insieme eterogeneo di provvedimenti che, secondo i rappresentanti delle imprese, non affronta il cuore del problema: la mancanza di una strategia organica per gli investimenti e per la competitività del sistema industriale.




