Zara, dopo Bad Bunny e John Galliano, lancia la tripletta con Willy Chavarria: arriva “Vatísimo”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Non c’è tregua, per Zara. Il colosso spagnolo del gruppo Inditex, a pochi giorni di distanza dall’annuncio – destinato a fare epoca – della partnership biennale con John Galliano, ha alzato ancora il sipario su un’altra operazione destinata a ribadire quella che ormai è una strategia chiara e ben definita: la conquista del lusso attraverso la firma di chi il lusso lo ha riscritto. Dopo aver messo a segno il colpo Galliano, che a partire da settembre lavorerà sugli archivi del brand per decostruirli e riconfigurarli in nuove collezioni stagionali, il marchio ha ufficializzato oggi la collaborazione con Willy Chavarria, designer acclamato per la sua estetica potente e identitaria. Si tratta della terza mossa importante in un breve lasso di tempo, se si considera anche la recente incursione nel mondo dell’intrattenimento con Bad Bunny al Super Bowl: una tripletta che configura un vero e proprio assedio alla moda contemporanea.
La nuova collezione, battezzata “Vatísimo”, porta con sé un significato che va ben oltre il semplice abito. Il nome, come spesso accade con questo stilista, è una dichiarazione d’intenti: nasce dalla parola “vato”, termine colloquiale radicato nella cultura chicana (messicano-americana) che si usa per indicare amici, partner o persone care. In questo senso, il progetto si trasforma in una celebrazione delle origini ispaniche di Chavarria, un designer che – è bene ricordarlo – ha fatto della rappresentazione culturale e della politica uno dei pilastri della sua narrazione stilistica. La scelta di affiancargli, per la campagna, una delle top model più iconiche degli anni Novanta come Christy Turlington non è certo casuale. Turlington, volto intramontabile di Calvin Klein e musa di generazioni intere, presta il suo volto e la sua presenza scenica a un video che promette di fondere la nostalgia anni ’90 con la durezza sartoriale del presente.
Per Zara, questa ennesima collaborazione rappresenta un tassello ulteriore in quel percorso di “fast luxury” che Marta Ortega, alla guida del gruppo, ha impresso al brand. Se con Galliano l’obiettivo è quello di rileggere gli archivi aziendali attraverso la lente di un genio controverso e teatrale, con Chavarria si punta invece a presidiare un fronte diverso, ma altrettanto strategico: quello della moda identitaria e di strada, capace di dialogare con un pubblico giovane e attento ai messaggi sociali. Vatísimo, stando alle prime informazioni, si tradurrà in una linea di prêt-à-porter sia per donna che per uomo, dove il tailoring preciso e netto – marchio di fabbrica di Chavarria – incontrerà materiali premium. Il designer, che negli ultimi anni ha scalato le gerarchie della moda internazionale portando in passerella volumi over e un’estetica profondamente radicata nelle sue origini californiane, non ha mai nascosto la sua vocazione a rendere accessibile una certa idea di eleganza senza però snaturarla.
L’operazione, insomma, conferma la volontà di Zara di non lasciare scoperto alcun fronte. Dopo aver legittimato la propria ambizione attraverso il coinvolgimento di nomi sacri del lusso (da Stefano Pilati a Ludovic de Saint Sernin, fino al recente accordo con Galliano), il colosso di Inditex sceglie ora un percorso più identitario. Non si tratta di una semplice capsule “edgy” per attirare l’attenzione, ma di un vero e proprio tentativo di interiorizzare un linguaggio visivo che, fino a ieri, apparteneva solo al circuito delle sfilate indipendenti. L’annuncio arriva in un momento di fervente attività per l’azienda spagnola, che sembra aver accelerato i tempi per consolidare il suo posizionamento sul mercato. Se con Galliano si gioca la carta dell’archivio e della rielaborazione sartoriale, con Chavarria si punta tutto sull’autenticità culturale, un valore sempre più ricercato in un’epoca in cui i consumatori chiedono sostanza oltre che estetica. Il risultato, per i clienti, sarà avere a disposizione un pezzo di quella visione politica e identitaria che ha reso celebre lo stilista californiano, filtrata però attraverso la macchina produttiva e distributiva di uno dei giganti globali della moda.
La nuova era delle collaborazioni
Se la settimana scorsa l’attenzione era tutta per John Galliano, con l’annuncio di un accordo che lo vedrà impegnato per due anni a reinventare i codici del marchio a partire dalle sue stesse radici, oggi il riflettore si sposta su Willy Chavarria. Due colpi a distanza di pochi giorni, due modi diametralmente opposti di interpretare la moda che, per Zara, convergono in un unico obiettivo: non essere più percepita solo come il principale attore del fast fashion, ma come una piattaforma autorevole capace di ospitare e amplificare voci autorevoli del panorama contemporaneo. La collezione Vatísimo, con il suo Titolo che evoca un senso di appartenenza e di orgine, si presenta come un oggetto culturale prima ancora che commerciale. La presenza di Christy Turlington, del resto, non fa che rafforzare questa impressione: una delle modelle più celebri e rispettate di sempre, che ha attraversato la storia della moda senza mai apparire fuori luogo, diventa il volto di un progetto che guarda al passato (quello delle sue origini) per costruire un linguaggio del presente.
Un ponte tra culture e generazioni
La scelta di Chavarria, in particolare, appare in questo senso estremamente calibrata. Lo stilista, che ha costruito la sua fama su sfilate cariche di tensione emotiva e su un uso del tailoring che ricorda le sottoculture californiane e la storia degli Chicano, rappresenta perfettamente l’idea di una moda che non può più essere solo estetica, ma deve essere politica. Zara, attraverso questa collaborazione, sembra voler intercettare quella domanda di significato che proviene da un pubblico sempre più sofisticato, offrendo non solo vestiti ma una narrazione. Vatísimo diventa così un ponte tra la cultura ispanica (e le sue radici profonde) e la globalizzazione del fast fashion, un tentativo – per nulla banale – di portare il concetto di “orgoglio identitario” in un contesto di massa. L’uso del termine “vato” nel titolo, del resto, è un gesto preciso: si tratta di una parola che difficilmente si trova nei comunicati stampa patinati, ma che suona autentica e immediata per chi conosce le origini del designer.
L’asse con la contemporaneità
Resta da osservare come questa sovrapposizione di collaborazioni influenzerà il posizionamento complessivo del marchio. Da un lato, il binario parallelo tra Galliano (che lavorerà sugli archivi storici di Zara) e Chavarria (che porterà invece il suo immaginario personale) configura un approccio a trecentosessanta gradi: si va dalla rilettura del passato aziendale alla celebrazione del presente più attuale. In entrambi i casi, però, il filo conduttore è l’idea che il valore non risieda più solo nel prodotto in sé, ma nella storia che quel prodotto porta con sé. Per Zara, che fino a qualche anno fa veniva accusata di “copiare” le passerelle, oggi l’accusa sembra essere diventata l’esatto contrario: non solo non copia più, ma arruola i protagonisti stessi della creatività mondiale per legittimare un salto di qualità che appare ormai irreversibile. La collezione Vatísimo, disponibile prossimamente negli store e online, promette di incarnare questa visione, mescolando la durezza del tailoring con la grazia di una campagna che ha scelto come musa un’icona senza tempo.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
