De Biasi ricorda Abate: "Al Toro sarà all'attacco. E da calciatore non mollava mai"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Tre mesi insieme, forse qualcosa in più: un lasso di tempo sufficiente per fissare ricordi nitidi e, chissà, per lasciare un segno tangibile in una carriera che, di lì a poco, avrebbe preso il volo. Gianni De Biasi, allenatore navigato con alle spalle una lunga esperienza tra panchine italiane e nazionali, ha incrociato il destino di Ignazio Abate al Torino, nel corso della prima frazione della stagione 2008-09.

L'attuale tecnico granata, all'epoca, era poco più che un ragazzo, non aveva ancora compiuto 22 anni e il suo arrivo sotto la Mole era maturato in comproprietà con il Milan, dopo una prima apparizione in Serie A all'Empoli dove, va ricordato, agiva prevalentemente da centrocampista di destra, ma veniva impiegato anche come ala offensiva.

Proprio De Biasi, tuttavia, fu tra i primi a livello seniores a intuire le potenzialità di Abate in una posizione diversa, quella di terzino di spinta.

"Abate? Aveva grande corsa, dinamismo e un'impostazione più da giocatore offensivo che difensivo – ha raccontato De Biasi – Con il tempo noi lo abbiamo inserito dietro a fare l'esterno basso di destra". Una metamorfosi tattica che si rivelò vincente, tale da consentirgli di portare a termine un'annata più che positiva e che, di fatto, ne avrebbe definito il ruolo per il resto della sua lunga carriera, con le parentesi più illustri vissute in rossonero.

In quel periodo, i tifosi granata lo soprannominarono affettuosamente "la locomotiva", proprio a sottolineare la sua inesauribile capacità di spinta lungo la fascia. "Era esplosivo, pur non avendo un fisico incredibile – ha proseguito De Biasi – Aveva una buona resistenza alla velocità". Un mix di qualità fisiche e mentali che lo rendevano un jolly prezioso per qualsiasi schieramento.

Il carattere e l'eredità di un leader silenzioso

Ciò che colpiva De Biasi, al di là delle indubbie doti atletiche, era la personalità di quel ragazzo. Una maturità forse precoce, che lo portava ad affrontare il lavoro con una serietà e una dedizione fuori dal comune, senza mai concedersi distrazioni o grilli per la testa. "Era un ragazzo 'testa bassa e pedalare', non aveva grilli per il capo.

Prendeva con grande serietà il lavoro che stava facendo – ha ricordato l'ex tecnico – Vedevi che possedeva una certa maturità, e se non si trattava di maturità era una particolare focalizzazione verso un percorso che lui probabilmente prevedeva al Milan, come in effetti alla fine sarebbe stato". Nonostante le sirene milanesi, la sua etichetta professionale restava inalterata: lavorava sodo per il proprio futuro, consapevole di dover dimostrare il proprio valore, a prescindere dalla maglia che avrebbe indossato.

E in effetti, nella sostanza, ci è riuscito pienamente, costruendosi una carriera di altissimo profilo.

Dalla Juve Stabia al Torino: il calcio offensivo di Abate

Ora che Abate è stato scelto per guidare il Torino, subentrando a Roberto D'Aversa con un contratto fino al 2028, De Biasi osserva con interesse la sua evoluzione tecnica. E traccia un parallelo tra l'uomo e l'allenatore, notando come lo stesso spirito combattivo che lo contraddistingueva da calciatore si sia ritrovato nelle sue squadre.

"Ha costruito una squadra sempre viva, che non mollava mai, che è riuscita a fare un campionato di ottimo livello – ha commentato De Biasi, riferendosi all'esperienza del neo-tecnico alla guida della Juve Stabia – Credo che non sia una banalità dire che è stata una sorpresa del torneo di Serie B". Anche nei playoff, la sua squadra ha dimostrato un coraggio e una determinazione notevoli, mettendo in difficoltà il Monza in semifinale e giocandosela fino all'ultimo minuto.

La filosofia di gioco che Abate ha espresso tra i cadetti, del resto, è quella che De Biasi si aspetta di vedere presto al Filadelfia. Un calcio propositivo, votato all'attacco, che cerca di esprimere qualità e di non rinunciare mai a giocarsi le proprie carte. "La Juve Stabia mi è sembrata una squadra con un gioco prettamente offensivo, di buona fattura – ha spiegato De Biasi – Saper instillare un pensiero offensivo nella testa dei giocatori è una caratteristica fondamentale, a prescindere dagli obiettivi che ha una squadra".

Una missione che Abate dovrà portare avanti anche cercando di rivitalizzare quei calciatori che, nella scorsa stagione, non hanno reso secondo le aspettative per vari motivi, tattici o fisici. Ma oltre al modulo e alla tattica, c'è un'altra incombenza a cui il nuovo allenatore dovrà prestare attenzione, quella di definire il suo staff tecnico.

Lo staff e le sfide: si pensa a Biglia

In questi giorni, infatti, Abate sta lavorando per completare la sua squadra di collaboratori. E tra i nomi che circolano con maggiore insistenza per un possibile ingresso nel suo staff spicca quello di un suo ex compagno di squadra ai tempi del Milan, Lucas Biglia. Il centrocampista argentino, che vanta un passato importante con le maglie di Lazio e Milan, potrebbe quindi rappresentare un tassello fondamentale per il nuovo corso granata, portando la sua esperienza e la sua conoscenza del calcio ad alti livelli.

Toccherà quindi ad Abate, al suo staff e alla nuova dirigenza, gettare le basi per un progetto solido, consapevoli che il lavoro da fare è tanto e che le aspettative, in una piazza come Torino, sono sempre elevate. Un passato che si fa presente e un futuro tutto da scrivere, con l'obiettivo di riportare il Toro a essere protagonista.

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