Carbollette, la mossa del prezzo fisso per difendersi dai rincari (e blindare il contratto)
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Redazione Economia
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La paura, quella crescente e silenziosa che si annida tra le mura domestiche quando si apre l’avviso di pagamento, torna a impadronirsi delle famiglie trentine prima ancora che l’estate attenui la sete di energia. Il Centro Consumatori di Trento, ascoltando chi ogni giorno varca la soglia dello sportello, ha registrato un’impennata di ansia legata al caro bollette, mentre l’ente regolatore Arera consegna stime che paiono già vecchie al momento stesso in cui vengono diffuse: +19 per cento per il gas, +8 per cento per la luce. In questo scenario, dove l’unica certezza è l’assenza di qualsiasi prevedibilità, il direttore Carlo Biasior avanza una tesi tanto pragmatica quanto impopolare in un mercato affollato di offerte lampeggianti: la difesa più solida è una tariffa a prezzo fisso, simile al meccanismo dei mutui a tasso bloccato, capace di annullare le sorprese e di vietare modifiche unilaterali in corso d’opera.
L’illusione della flessibilità e il paradosso del contratto blindato
Chi già possiede un contratto bloccato farebbe bene a stringerlo come un salvagente, perché la legge impedisce ai fornitori di tornare indietro – una protezione non trascurabile in un’epoca di rincari a strappo. Gli altri, invece, si trovano a navigare in un mare di promozioni, sconti temporanei e offerte indicizzate che, proprio quando i prezzi salgono, si rivelano trappole perfette. La scelta del fisso, spiega Biasior, non rappresenta un azzardo ma una polizza contro l’imprevedibilità dei mercati, anche se comporta un piccolo premio iniziale rispetto alle tariffe variabili nei momenti di calma apparente. Siamo, per usare le parole di un editoriale della Domenica firmato da Carlo Alberto Pari, “affamati di energia e la paghiamo carissima”, un’affermazione che trova il suo fondamento in un dato strutturale: la trasformazione dei prodotti, pilastro dell’economia nazionale, diventa insostenibile se l’energia necessaria a operarla costa molto più di quella dei competitor europei.
Salari bassi e dipendenza estera: il costo nascosto dei rincari
A complicare il quadro – e non potrebbe essere altrimenti – interviene la questione salariale: mediamente i compensi italiani figurano tra i più bassi dei principali Paesi europei, cosicché un’impennata delle bollette non erode soltanto il potere d’acquisto ma alimenta quella povertà in espansione che già le statistiche faticano a tenere al passo. Non si tratta solo di spremere il portafoglio delle famiglie, bensì di compromettere la competitività dell’intero sistema produttivo: se vendere un prodotto finito richiede un costo energetico sproporzionato, diventa assai difficile praticare un prezzo congruo e restare sul mercato. La crisi, insomma, non è confinabile alle utenze domestiche, ma attraversa come un fiume carsico fabbriche e uffici, erodendo margini che già la congiuntura internazionale ha ridotto all’osso.
Dalla dipendenza al 95 per cento ai consigli per il risparmio (quando spegnere i termosifoni)
Eppure, a dispetto dell’allarme, c’è chi cerca di arginare i danni con piccoli accorgimenti quotidiani. I consigli per risparmiare sul gas, rilanciati da lifestyle e content editor con una passione per i trend del momento, ruotano attorno a gesti antichi: abbassare la temperatura dei termosifoni, spegnerli un’ora prima di uscire di casa, evitare dispersioni con infissi più efficienti. Con l’arrivo della primavera le bollette del gas tendono a scendere e si tira un sospiro di sollievo, ma si tratta di una tregua ingannevole se non si guarda al quadro complessivo. L’Italia dipende dall’estero per circa il 72 per cento del proprio fabbisogno energetico – un valore che, sebbene sia il più basso di sempre, resta ben al di sopra della media europea del 58 per cento. Quasi tre quarti dell’energia consumata arrivano da altri Paesi sotto forma di gas, petrolio e, marginalmente, elettricità importata via elettrodotti. Per il gas naturale, la dipendenza tocca il 95 per cento: un dato che trasforma ogni crisi internazionale in una stangata nazionale, e che rende la scelta del prezzo fisso non un vezzo ma una necessità aritmetica.




