Pollicino: “Col Digital Omnibus l’Europa può smarrire sé stessa”
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Redazione Economia
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La proposta di Regolamento sulla semplificazione della normativa sul digitale, presentata dalla Commissione europea, rappresenta molto più di una mera operazione tecnica; si configura, piuttosto, come un atto politico che ridefinisce, con una franchezza che non ha precedenti, il significato stesso di “sovranità digitale europea”. A partire dalle riflessioni contenute nel rapporto commissionato a Mario Draghi, che ha circolato lo scorso anno, l’Unione sembra intenzionata a riscrivere il proprio rapporto con il rischio e con i dati, spostando l’attenzione dalla tutela dei diritti fondamentali verso un nuovo, dichiarato, approccio alla competitività. Un cambiamento di rotta che, sebbene miri a colmare il divario tecnologico con potenze come gli Stati Uniti di Donald Trump e la Cina, solleva interrogativi non banali sulla direzione che si intende prendere, rischiando di far smarrire all'Europa la bussola dei propri principi fondativi.
Una ridefinizione dei dati personali
Il mutamento più significativo introdotto dal cosiddetto Digital Omnibus, come sottolineato da analisti indipendenti del settore, concerne la stessa definizione legale di dato personale. La modifica, che appare tecnica solo in superficie, renderebbe infatti la qualifica di “dato personale” relativa all’«entità» che vi ha accesso, e non più una caratteristica intrinseca della informazione collegata a una “persona naturale”. Si tratta di una evoluzione concettuale di portata notevole, la quale, di fatto, potrebbe alterare gli equilibri sulla protezione delle informazioni sensibili che si erano consolidati con il regolamento generale sulla protezione dei dati. Alcuni, osservando la questione, temono che si apra la strada a interpretazioni difformi e a un potenziale indebolimento delle tutele individuali, in nome di una fluidità dei flussi informativi considerata indispensabile per l'innovazione.
L'obiettivo della competitività e la strada impervia
L’obiettivo politico dichiarato dalla Commissione è ambizioso: ridurre l’onere burocratico per le piccole e medie imprese fino a un 35%, un taglio che si ritiene necessario per rilanciare la competitività del tessuto produttivo continentale. Negli ultimi mesi, a Bruxelles, il tema della semplificazione normativa è tornato al centro del dibattito con un'urgenza rinnovata, spinto dalla percezione di un ritardo tecnologico sempre più marcato. Il pacchetto Omnibus, in questo senso, si propone come lo strumento chiave per alleggerire gli adempimenti, favorendo così gli investimenti e l'adozione di tecnologie avanzate. Tuttavia, se si guarda alla concretezza delle procedure e alla complessità del quadro normativo esistente, che abbraccia anche l'intelligenza artificiale e il trattamento dei dati, appare evidente come il cammino da percorrere per una semplificazione effettiva sia ancora molto lungo e irto di ostacoli.
Il rischio di uno smarrimento identitario
La metafora di Pollicino, che lascia sassolini per ritrovare la strada di casa, calza a pennello per descrivere la sfida che l'Europa si trova ad affrontare. Il timore, espresso da più parti, è che nel tentativo di semplificare e diventare più agguerrita sul piano della concorrenza globale, l'Unione possa finire per smarrire i segnali che ne hanno guidato l'azione fino a oggi, rappresentati proprio da quel metodo di tutela dei diritti che l'ha resa un punto di riferimento a livello mondiale. La rinegoziazione del rapporto con il rischio, se da un lato è un passaggio inevitabile per adattarsi a un panorama digitale in continua trasformazione, dall'altro non può prescindere da una riflessione profonda su quali siano i confini da non valicare, per non ritrovarsi, appunto, in un bosco senza più punti di riferimento. La proposta di Regolamento, in questo contesto, segna l'inizio di un dibattito cruciale, il cui esito definirà l'identità digitale europea per i prossimi decenni.




