Albania, la “rivoluzione dei fenicotteri” scuote il governo Rama: scontri a Tirana contro il resort di Kushner
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Redazione Esteri
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Da due mesi l'Albania è scossa da un movimento di protesta che ha assunto i contorni di una vera e propria rivolta popolare, e che nelle ultime ore ha registrato una pericolosa escalation. Giovedì 23 luglio, davanti al Parlamento di Tirana, le forze di sicurezza hanno utilizzato idranti e spray al peperoncino per disperdere i manifestanti che tentavano di forzare i cordoni, in una giornata di forte tensione culminata con scontri e il lancio di uova e pietre contro gli agenti.
La protesta, nata per opporsi a un mega progetto turistico di lusso sostenuto da Jared Kushner, genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, si sta trasformando in un movimento dal respiro più ampio, che mette in discussione l'intero sistema politico albanese e chiede a gran voce le dimissioni del primo ministro Edi Rama.
Quella che era iniziata come una battaglia ambientalista per salvare la laguna di Narta e l'isola di Sazan, area protetta popolata da fenicotteri rosa, è diventata il simbolo del malcontento verso la corruzione, la mancanza di trasparenza e un modello di sviluppo percepito come esclusivo e calato dall'alto.
Dalla difesa dei fenicotteri alla sfida al sistema
La scintilla che ha acceso la miccia del malcontento è stato l'annuncio del maxi resort, un complesso da miliardi di dollari che prevede la costruzione di hotel a cinque stelle, ville, appartamenti e persino una marina per superyacht in un'area di straordinario valore naturalistico.
L'operazione, che vede coinvolti anche i fratelli miliardari del Qatar Moutaz e Ramez Al-Khayyat, prevede investimenti per oltre 4 miliardi di euro e ha ricevuto il pieno sostegno del governo di Rama, che l'ha definita una “opportunità storica” per il turismo albanese. Tuttavia, la decisione di concedere lo status di “investimento strategico” al progetto, bypassando in parte le normali procedure di valutazione di impatto ambientale, e le recenti modifiche alla legge sulla tutela del territorio, hanno fatto precipitare la situazione.
I manifestanti, che ogni sera si ritrovano in piazza Skanderbeg o davanti agli uffici del premier, non protestano più solo contro i cantieri, ma contro un'intera classe dirigente accusata di clientelismo e di aver svenduto il patrimonio pubblico a potenti investitori stranieri, come dimostra la polemica per i 4 milioni di euro stanziati dal governo per il concerto di Kanye West, considerato una provocazione in piena crisi sociale.
La polizia carica i manifestanti: gli scontri del 23 luglio
La giornata di giovedì 23 luglio ha rappresentato un punto di rottura. Nonostante le proteste pacifiche andate avanti per settimane, la tensione è esplosa quando centinaia di dimostranti hanno cercato di abbattere le transenne per avvicinarsi all'edificio del Parlamento, dove era in programma una seduta. Le forze dell'ordine sono intervenute in maniera decisa, facendo ricorso a cannoni ad acqua e gas lacrimogeni per respingere la folla, in un clima che ha ricordato le più accese contestazioni degli ultimi anni.
Tra i manifestanti sono volati cori contro il premier Rama, e non sono mancati striscioni con scritto “Albania non è in vendita”, mentre alcuni gridavano “Grazie Trump per averci unito”. L'opposizione politica, in particolare il leader del Partito Democratico Sali Berisha, ha espresso il proprio sostegno alle proteste, definendole “un movimento civico e giovanile” e chiedendo al governo di ascoltare la voce del popolo.
Tuttavia, i promotori della “Rivoluzione dei Fenicotteri” rivendicano con forza la loro indipendenza dai partiti tradizionali, considerati ugualmente responsabili di un sistema corrotto che ha portato all'emigrazione di massa di oltre un milione di cittadini.
Le inchieste giudiziarie e il futuro del progetto
Sul progetto che ha scatenato la rivolta pende ora l'ombra di un'inchiesta giudiziaria. La Procura speciale contro la corruzione e il crimine organizzato (SPAK) ha aperto un fascicolo per verificare la presunta falsificazione dei documenti di proprietà dei terreni su cui dovrebbe sorgere il resort. Secondo quanto emerso, alcuni lotti sarebbero stati venduti da un imprenditore albanese con sede a Miami, già indagato per riciclaggio, a una società legata a Kushner, ma una dozzina di residenti della zona di Zvërnec ne rivendicano la legittima proprietà.
La SPAK, che negli ultimi anni ha condotto diverse inchieste ad alto livello contro esponenti politici e imprenditori, potrebbe quindi rappresentare un ostacolo significativo per la realizzazione dell'opera. Anche l'Unione Europea, cruciale per le aspirazioni di adesione dell'Albania, ha assunto una posizione critica; il Parlamento europeo ha chiesto una moratoria sui progetti di sviluppo nelle aree protette finché la legislazione albanese non sarà allineata agli standard comunitari.
Un movimento generazionale che guarda al futuro
A tenere vive le piazze albanesi, sera dopo sera, è soprattutto la generazione Z, giovani che hanno trasformato la protesta in un momento di aggregazione collettiva e di presa di coscienza civica. La “Rivoluzione dei Fenicotteri”, come è stata ribattezzata dai media, ha saputo unire ambientalisti, studenti, espatriati e semplici cittadini, dando vita a un movimento orizzontale che rappresenta la più grande mobilitazione sociale dalla caduta del regime comunista nel 1991.
Le richieste vanno oltre la cancellazione del resort e toccano i nervi scoperti della società albanese: la lotta alla corruzione, la fine del clientelismo politico e un nuovo modello di sviluppo che tenga conto della sostenibilità ambientale e che freni la fuga dei cervelli.
Mentre il premier Rama continua a difendere la sua visione per il Paese, definendo gli investimenti di Kushner un'opportunità da non perdere, la piazza non accenna a svuotarsi, dimostrando che la sfida lanciata dai fenicotteri è ormai diventata una questione di sopravvivenza democratica.
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