Albania, la "rivolta dei fenicotteri" travolge Tirana: un milione in piazza contro il resort di Kushner

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La domenica di Tirana è stata teatro di una delle più imponenti manifestazioni della storia recente del Paese, con un milione di persone che hanno invaso il viale principale della capitale, sventolando bandiere albanesi e sagome di fenicotteri di carta, per dire no al megaprogetto di un resort di lusso che porterebbe la firma di Jared Kushner e Ivanka Trump.

Il movimento di protesta, ribattezzato "rivoluzione dei fenicotteri", ha ormai travalicato la matrice ambientalista che lo aveva generato, trasformandosi in una sfida aperta al governo del premier Edi Rama e all'intera classe politica albanese. La mobilitazione, giunta ormai al ventunesimo giorno consecutivo, ha assunto i contorni di un vero e proprio terremoto politico, alimentato da una crescente insofferenza per la corruzione e la mancanza di trasparenza che, secondo i manifestanti, caratterizzano il sistema di potere del Paese.

Lo slogan "L'Albania non è in vendita" ha fatto da collante a una folla composita, composta da giovani, attivisti, cittadini comuni e persino membri della diaspora rientrati appositamente dagli Stati Uniti e dall'Europa per prendere parte al corteo.

Dalla difesa della laguna alle dimissioni del governo: l'evoluzione della protesta

Il casus belli che ha acceso la miccia della rivolta è l'avvio dei lavori di sgombero nella riserva naturale di Pishë Poro-Narta, un'area protetta che ospita una delle zone umide più pregiate d'Europa, nonché un habitat cruciale per i fenicotteri e numerose specie di uccelli migratori.

La notizia che dietro il maxi-resort, del valore di diversi miliardi di dollari, vi fosse la società di investimenti Affinity Partners di Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump, ha scatenato l'indignazione popolare, trasformando una protesta di poche decine di ambientalisti in un fenomeno di massa senza precedenti.

Gli attivisti, che inizialmente denunciavano l'impatto devastante dei bulldozer su un ecosistema fragile, hanno visto la loro battaglia assumere un'immediata risonanza internazionale, tanto che le richieste si sono rapidamente radicalizzate: non più solo il blocco del cantiere, ma le dimissioni di tutti coloro che hanno approvato e sostenuto il progetto.

Le inchieste giudiziarie e le rassicurazioni del premier

Sul fronte giudiziario, la Procura speciale anticorruzione albanese (SPAK) ha avviato un'inchiesta sulla controversa legge approvata nel 2024, che aveva allentato le tutele ambientali per aree sensibili come quella di Vjosa-Narta, consentendo di fatto l'iter autorizzativo per il mega-complesso turistico. Le indagini, come confermato da fonti ufficiali, si concentrano sulla rapidità con cui sono state concesse le autorizzazioni, sui possibili titoli di proprietà fraudolenti e sulla scarsa trasparenza dei trasferimenti fondiari legati all'operazione immobiliare.

Il premier Edi Rama, che ha guidato il Paese dal 2013, ha respinto al mittente ogni richiesta di dimissioni, definendo le proteste "rumore" e attribuendo la mobilitazione a una presunta manipolazione mediatica e a una guerra ibrida, alimentata dall'ombra del nome di Trump. In un'intervista all'Associated Press, Rama ha difeso l'investimento come una "benedizione" per l'economia albanese e ha negato che sia stato avviato un formale procedimento di valutazione d'impatto ambientale, sostenendo che il progetto sia ancora in una fase di pianificazione.

Il ruolo della diaspora e la questione europea

La partecipazione massiccia della diaspora, con manifestanti giunti da tutta Europa per unirsi ai cortei, ha sottolineato come il malcontento verso la classe dirigente sia un sentimento trasversale che accomuna gli albanesi dentro e fuori i confini nazionali. La protesta è diventata il simbolo di una sfida generazionale e sociale contro un sistema ritenuto corrotto, dove i giovani non vedono prospettive per il proprio futuro e denunciano l'emorragia demografica che sta svuotando il Paese.

L'Unione Europea, da parte sua, segue con attenzione gli sviluppi: il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione a sostegno dei manifestanti, chiedendo al governo albanese di bloccare i lavori nelle aree protette e sollecitando il rispetto degli standard ambientali, condizione imprescindibile per il proseguimento del processo di adesione.

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