La rivolta dei fenicotteri: l’Albania in piazza contro il resort di Kushner

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Decine di migliaia di manifestanti hanno sfilato domenica a Tirana sventolando bandiere albanesi e fenicotteri di carta, in quella che è stata definita una delle più grandi proteste contro il progetto di un resort di lusso collegato a Jared Kushner, genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, e a sua moglie Ivanka Trump.

La mobilitazione, iniziata circa un mese fa come una contestazione a carattere ambientalista, ha assunto progressivamente i contorni di un movimento politico che non si limita più a chiedere il blocco del cantiere, ma che ora punta a ottenere le dimissioni del premier socialista Edi Rama e, secondo alcuni partecipanti al corteo, l'arresto dei vertici della classe politica albanese, sia di maggioranza che di opposizione.

Mentre la folla gremiva il viale principale della capitale scandendo lo slogan "L'Albania non è in vendita", la protesta ha messo in luce un diffuso malcontento che va ben oltre le sorti di un'area protetta, trasformandosi in un vero e proprio referendum popolare sulla gestione del potere e sulla trasparenza degli affari nel paese.

Dalla laguna di Narta alla capitale: l'escalation della "rivoluzione dei fenicotteri"

Tutto è cominciato con una denuncia, quasi sorda all'inizio, lanciata da organizzazioni ambientaliste e attivisti digitali che avevano segnalato l'avvio dei lavori in una delle zone umide più preziose del paese. I bulldozer, infatti, avevano iniziato a sgomberare la foresta e le antiche dune della riserva di Pishë Poro-Narta, un habitat cruciale per i fenicotteri, le foche monache e i siti di nidificazione delle tartarughe marine, senza che vi fosse una chiara informazione sull'entità e sui promotori del progetto.

Quella che era iniziata come una piccola protesta di poche decine di cittadini a Zvërnec, un mese fa, è esplosa quando è emerso il legame tra il mega-resort dal valore stimato in 4 miliardi di dollari e la famiglia Trump, in particolare Kushner e Ivanka Trump, che avrebbero scoperto il luogo quasi per caso durante una nuotata e un'escursione a piedi nudi sull'isola disabitata di Sazan.

L'eco di questa scoperta, amplificata dai social media, ha trasformato la resistenza locale in una mobilitazione nazionale che ha attirato l'attenzione anche della diaspora albanese in Europa, giunta a Tirana in convogli da Regno Unito, Francia e Germania per partecipare alle dimostrazioni quotidiane.

Le richieste politiche e il muro contro muro con il governo Rama

Con il passare dei giorni e il ripetersi delle proteste, che hanno superato la ventesima giornata consecutiva, il movimento ha cambiato natura. I manifestanti, riuniti quotidianamente davanti alla sede del governo, hanno innalzato il livello delle loro richieste, passando dalla difesa della biodiversità a un attacco frontale all'intera classe dirigente, accusata di corruzione e di piegare l'interesse nazionale a quello di pochi oligarchi stranieri.

In una delle ultime manifestazioni, ai partecipanti si è aggiunto un gruppo di cittadini della diaspora partiti dal Regno Unito, che hanno percorso l'Europa in auto per portare il loro dissenso davanti agli uffici del premier. La protesta ha assunto toni sempre più decisi, con gli attivisti che hanno lanciato un ultimatum a Rama, chiedendogli di lasciare l'incarico entro 24 ore, mentre alcuni striscioni hanno evocato frasi di John F. Kennedy per mettere in guardia il governo sulle possibili conseguenze di una risposta repressiva.

Di fronte a questa ondata di malcontento, il premier Edi Rama ha mantenuto una posizione di fermezza, dichiarando che "un governo non si fa piegare dal rumore" e accusando attori esterni, tra cui l'Iran, di fomentare una guerra ibrida contro il suo esecutivo per minare un investimento che considera fondamentale per il turismo e l'economia del paese.

Le inchieste giudiziarie e le crepe nel progetto

Mentre la piazza continua a ribollire, sul fronte giudiziario si registrano sviluppi significativi che aggiungono ulteriori tensioni alla vicenda. La Procura Speciale contro la Corruzione e il Crimine Organizzato (SPAK) ha infatti aperto un'inchiesta relativa al progetto e ha disposto il sequestro di beni per un valore di circa 128,3 milioni di euro nei confronti della società Albanian Land Development LLC, in relazione a contratti di vendita di terreni nell'area interessata dal resort.

Questo intervento della magistratura getta un'ombra sulla legittimità delle operazioni di privatizzazione che hanno consentito l'approvazione del cantiere, alimentando i sospetti dei manifestanti sulla trasparenza dell'operazione. Il governo, dal canto suo, sostiene che i terreni sono di proprietà privata e che l'investimento, sostenuto anche da miliardari del Qatar, porterà una svolta epocale per il turismo albanese.

Tuttavia, la vicenda presenta delle analogie con un progetto simile in Serbia, dove un'iniziativa collegata a Kushner è stata bloccata dopo che la procura locale ha avviato un procedimento penale contro funzionari governativi, portando il genero del presidente americano a ritirarsi dall'affare.

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