Albania, la "rivoluzione dei fenicotteri rosa" travolge Tirana: la piazza contro il megaprogetto di Kushner

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Decine di migliaia di persone hanno invaso sabato le strade di Tirana per la trentacinquesima giornata consecutiva di proteste, trasformando la mobilitazione nata per difendere un'area protetta in quella che è ormai la sfida politica più aperta al governo del premier Edi Rama. Secondo le stime degli organizzatori e quanto riportato dalla stampa internazionale, si è trattata della manifestazione più partecipata dall'inizio delle contestazioni, esplose alla fine di maggio quando sull'arenile di Zvërnec sono apparse recinzioni con filo spinato e ruspe pronte a lavorare.

La piazza, gremita fino a traboccare lungo il viale principale della capitale, ha scandito a gran voce slogan come "Albania non è in vendita" e "Rama, dimettiti", mentre alcuni manifestanti hanno inscenato l'abbattimento simbolico di un busto del premier, un gesto che richiama la caduta della statua del dittatore Enver Hoxha del 1991.

Il progetto contestato e il simbolo dei fenicotteri

Al centro della bufera c'è un maxi progetto turistico da circa 4,6 miliardi di dollari, legato al fondo d'investimento di Jared Kushner, genero del presidente degli Stati Uniti, e della moglie Ivanka Trump. Il piano prevede la costruzione di un complesso alberghiero di lusso, con ville, appartamenti e una marina, che dovrebbe sorgere in due aree contigue: la penisola di Zvërnec, all'interno del paesaggio protetto di Vjosa-Narta, e l'isola disabitata di Sazan, un'ex base militare dell'epoca comunista ora compresa in un parco marino speciale.

La mobilitazione è stata ribattezzata "rivoluzione dei fenicotteri rosa" proprio in riferimento agli uccelli migratori che popolano la laguna di Narta, una delle zone umide più importanti dell'Adriatico e habitat di circa tremila esemplari. I manifestanti temono che la cementificazione dell'area, già iniziata con l'apertura di strade e la bonifica di pinete, possa distruggere per sempre un ecosistema fragile e unico nel suo genere.

Da protesta ecologista a movimento antigovernativo

Quel che era partito come un'opposizione circoscritta a un intervento edilizio in una zona sensibile ha assunto in poche settimane i contorni di una contestazione trasversale al sistema politico albanese. A fare da detonatore, come spesso accade, le immagini di un attivista trascinato via dai buttafuori di una ditta di sicurezza privata sul cantiere di Zvërnec. Da quel momento, la rabbia si è spostata dalla costa alla capitale, coinvolgendo migliaia di cittadini che non si riconoscono più in una classe dirigente ritenuta autoreferenziale e sorda ai bisogni del paese.

A differenza di altre proteste, i manifestanti hanno tenuto a distanza i partiti di opposizione, rifiutando qualsiasi tentativo di strumentalizzazione politica e dando vita a un movimento spontaneo, senza leader, che trova la sua forza nel tam tam dei social network e nella partecipazione diretta.

Scontri con la polizia e l'apertura di un'inchiesta

La giornata di sabato non è stata però tutta all'insegna della protesta pacifica. Un gruppo di manifestanti si è staccato dal corteo principale per dirigersi verso il commissariato di polizia dove sono detenuti diciannove attivisti arrestati durante una marcia di giovedì nei pressi del parlamento. La situazione è rapidamente degenerata: i dimostranti hanno infranto le vetrine dell'edificio e la polizia ha risposto con getti d'acqua per disperdere la folla.

L'Albanian Helsinki Committee ha espresso preoccupazione per l'escalation, denunciando l'uso di gas lacrimogeni e manganelli da parte delle forze dell'ordine e chiedendo un'indagine rapida e indipendente. Intanto, la Procura speciale contro la corruzione e il crimine organizzato, lo SPAK, ha confermato l'apertura di un fascicolo sulle vicende legate al progetto, mentre il governo ha fatto marcia indietro revocando le licenze alle società di sicurezza coinvolte nei primi scontri.

La difesa del premier e le accuse a "forze straniere"

Il premier Edi Rama, al suo quarto mandato e da sempre uomo forte della scena politica albanese, non ha mostrato alcuna intenzione di arretrare. In una recente intervista al Financial Times, ha dichiarato che "non tocca a me dimostrare di non essere un mafioso", mentre in altre occasioni ha bollato le proteste come un "uragano di isteria digitale" alimentato da disinformazione.

Rama ha inoltre accusato l'Iran di sobillare i dimostranti via social media, in ritorsione per l'ospitalità offerta in Albania ai mujaheddin del popolo, e ha ipotizzato il coinvolgimento della vicina Grecia, preoccupata dalla concorrenza turistica. Il premier, pur ammettendo che il progetto è ancora in fase di pianificazione e che non sono stati firmati contratti definitivi, è stato categorico: non intende fermare l'investimento, che considera un'opportunità straordinaria per trasformare l'economia albanese in chiave turistica.

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