Albania, il governo accerchiato: Rama deve dimettersi entro domenica

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non si tratta più solo delle proteste contro un resort di lusso, la cementificazione di un'area protetta o la svendita delle eccellenze albanesi ai miliardari esteri. Le manifestazioni di piazza nel Paese dell'aquila bicefala che hanno ormai superato le tre settimane assumono ogni giorno che passa i connotati di una rivolta contro il sistema. Un sistema che dalla caduta del regime comunista di Enver Hoxha ha spalancato le porte al capitalismo e fatto dello Stato dei Balcani il terreno di conquista di investitori stranieri.

In migliaia si sono radunati sabato sera sul viale principale di Tirana, in una massiccia manifestazione per chiedere le dimissioni del premier socialista Edi Rama.

L'ultimatum della piazza

Dopo tre settimane di proteste quotidiane, iniziate per contestare la costruzione di un resort di lusso voluto da Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump, i manifestanti hanno posto a Rama un ultimatum: lasciare l'ufficio nelle prossime 24 ore. La folla, che ha accerchiato la sede del governo per tutta la notte senza sosta, continua a scandire il ritornello "L'Albania non è in vendita", mentre lo slogan viene proiettato anche sulla facciata dell'ufficio del primo ministro.

In uno striscione è apparsa una citazione dell'ex presidente americano John F. Kennedy, che ammonisce: "Quelli che rendono impossibile una manifestazione pacifica, renderanno inevitabile una rivoluzione violenta". La crescente radicalizzazione del movimento, ribattezzato "rivoluzione dei fenicotteri", testimonia il superamento delle originarie ragioni ambientali.

Dalla difesa dell'ambiente alla rivolta antisistema

Il progetto contestato prevede la costruzione di un mega resort da circa 4 miliardi di euro in un'area di straordinaria biodiversità, che comprende la laguna di Vjosa-Narta e l'isola disabitata di Sazan. L'habitat ospita fenicotteri, pellicani ricci, foche monache e tartarughe marine. Il governo albanese ha concesso al progetto lo status di "Investimento Strategico" già nel 2024, modificando lo status di protezione dei terreni.

La scintilla che ha infiammato l'opinione pubblica è scoccata a fine aprile, quando i bulldozer hanno iniziato a operare nell'area protetta senza una valutazione di impatto ambientale, e un video ha mostrato una guardia di sicurezza privata che trascinava un attivista lungo una scogliera. A quel punto, il dissenso si è trasformato in una protesta più ampia contro l'intera classe politica, con i manifestanti che attaccano non solo Rama ma anche il veterano dell'opposizione Sali Berisha.

Le indagini e la risposta del premier

La procura speciale anticorruzione SPAK ha aperto un'inchiesta sulle modifiche legislative che hanno aperto la strada al progetto. Recentemente, ha disposto il congelamento di conti bancari per 128,3 milioni di euro relativi a contratti di vendita di terreni nell'area, nell'ambito delle indagini su presunti titoli di proprietà fraudolenti. Il premier Rama, tuttavia, non intende fare marcia indietro.

"Un governo non si fa piegare dal rumore", ha dichiarato durante una riunione del suo gabinetto, respingendo ogni ipotesi di dimissioni. Il premier ha inoltre sostenuto che l'Albania sarebbe finita al centro di una guerra ibrida: "Da 20 giorni l'Albania è nell'occhio del ciclone digitale", ha affermato, aggiungendo che il mondo si è svegliato solo in virtù del coinvolgimento del nome di Kushner e dell'ombra del suocero.

La convergenza della diaspora

Alla mobilitazione, che ha raggiunto sabato la massima partecipazione dall'inizio delle proteste, hanno preso parte massicciamente anche gli albanesi della diaspora. Numerosi manifestanti sono arrivati a Tirana appositamente dal Regno Unito, dalla Francia, dalla Germania e dall'Austria, formando colonne di veicoli addobbati con le bandiere rosso-nere. La loro presenza sottolinea come il malcontento attraversi trasversalmente la comunità albanese.

Il precedente della Serbia, dove Kushner aveva ottenuto un progetto simile poi abbandonato dopo le polemiche e l'avvio di procedimenti giudiziari, rappresenta un monito per i manifestanti, che vedono nel resort un simbolo dell'arroganza del potere e della mancanza di trasparenza che continua a permeare la gestione del Paese.

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