Mario Calabresi apre alla corsa a sindaco di Milano: "Passo che mi rende libero, ascolterò la città"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una domenica pomeriggio assolata, a Cassina Anna, nel quartiere Bruzzano di Milano, e Mario Calabresi si concede al pubblico del festival "Strano a Milano" con un sorriso e una battuta che fa subito rumore. "Cosa voglio fare in futuro? Il musicista", scherza il giornalista, ex direttore di Repubblica e fondatore di Chora Media, raccogliendo l'ilarità dei presenti.

Eppure, sotto la leggerezza dell'ironia, si intravede il peso di un passo politico che il centrosinistra attendeva e che ora, con le dimissioni da tutti gli incarichi societari ufficializzate il primo settembre, sembra essersi concretizzato.

La scelta della libertà e l'ascolto della città

Di fronte alla giornalista di Repubblica Federica Venni, Calabresi ha chiarito il senso del suo gesto: "Ho fatto un passo che mi rendesse libero di fare cose, aspettare e capire". Un'affermazione che, sebbene eluda i termini diretti come "candidato" o "sindaco", delinea con nettezza la posizione di chi si è tolto ogni vincolo professionale per poter rispondere a una chiamata che, al momento, resta ancora implicita.

Calabresi ha parlato di "rispettosa attesa" nei confronti di quello che accadrà, sottolineando come la sua sia una fase di ascolto profondo dei bisogni della città, che lui stesso ha definito troppo cara e inquinata, quasi a voler tracciare il primo, seppur vago, tema di un'agenda politica futura.

Un'enfasi inaspettata e il fattore sorpresa

L'effetto delle sue dimissioni, comunicate a pochi giorni da questo incontro pubblico, ha sorpreso persino l'interessato. "Non mi aspettavo tutte queste reazioni", ha ammesso, quasi a misurare l'impatto di una mossa che ha sparigliato le carte nel campo del centrosinistra milanese. In un clima politico che si scalda in vista del voto del 2027, la sua uscita dalla società di podcast e dalla casa editrice Be Water rappresenta un segnale forte, ma la prudenza resta la parola d'ordine.

Il giornalista non ha voluto anticipare nulla su programmi o alleanze, limitandosi a ribadire che il suo futuro immediato è fatto di ascolto e di silenzio, lontano dai microfoni e dalle polemiche.

Il richiamo alla democrazia e il confronto con la nostalgia

La sua riflessione, tuttavia, non si è fermata ai confini cittadini. Solo pochi giorni prima, a Lodi, durante la Festa dell'Unità, Calabresi aveva lanciato un allarme sulle posizioni estremiste, in particolare quelle del generale Vannacci, e aveva dialogato con il presidente del Copasir Lorenzo Guerini sul tema della democrazia in un'epoca segnata dalla prepotenza. Moderato dalla direttrice Agnese Pini, l'incontro lodigiano aveva provato a mettere a fuoco il rischio che la nostalgia del passato possa soffocare la progettualità del futuro.

Un tema che, per il quasi-candidato, diventa il filo conduttore di una riflessione politica che parte dai valori ma che, almeno per ora, si ferma davanti alla porta del Palazzo Marino, in attesa che questa gli venga spalancata.

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