Il «Buen Camino» di Checco Zalone prosegue tra record e cartelloni in maccheronico da New York a Madrid

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Che il fenomeno Checco Zalone fosse ormai un’abitudine per il box office italiano, lo si era capito da tempo: nessun comico, prima di lui, aveva saputo trasformare la commedia in un’industria da decine di milioni di euro. Eppure, c’è sempre un gradino più in alto da scalare, anche quando sembra che il tetto sia già stato sfondato. Il suo ultimo film, «Buen Camino», uscito in esclusiva su Netflix lo scorso 29 aprile, ha infatti aggiunto un capitolo inedito a questa storia, perché per la prima volta un film di un comico italiano viene distribuito in contemporanea in 226 paesi e doppiato in oltre 14 lingue. Un dato, quest’ultimo, che trasforma un successo domestico in un esperimento globale, senza precedenti per il genere.

Da New York a Madrid, i manifesti parlano (male) l’italiano

L’operazione promozionale, pensata soprattutto per gli italiani all’estero, ha preso la forma di una campagna pubblicitaria tanto semplice quanto efficace: cartelloni giganti apparsi a New York, Madrid, Londra e Milano. La loro particolarità, a dir poco ironica, sta nella lingua usata – o meglio, nel suo voluto stravolgimento. Si tratta del celebre «maccheronico» di Zalone, quell’italiano storpiato con inflessioni inglesi che già aveva fatto ridere milioni di spettatori al cinema. Senza bisogno di tradurre il senso, i manifesti giocano sullo straniamento di chi legge: un italiano che non è più solo italiano, ma nemmeno inglese. Un ibrido perfetto per raccontare un film che, pur parlando di un pellegrinaggio (quello a Santiago, da cui il titolo), affronta i temi dell’identità e dell’emigrazione contemporanea.

Numeri da record, anche senza la sala

Prima di approdare sulla piattaforma streaming, «Buen Camino» aveva già collezionato un bottino da capogiro al botteghino: oltre 76 milioni di euro e più di 9 milioni di spettatori, numeri che lo hanno imposto come un campione d’incassi assoluto per il cinema italiano. A questi si è aggiunto il David dello Spettatore, un riconoscimento che non celebra soltanto la qualità tecnica – la regia è di Gennaro Nunziante, collaboratore storico di Zalone – ma soprattutto il rapporto con il pubblico. Un rapporto che, a giudicare dai primi risultati in streaming, non sembra essersi affievolito: la pellicola sta ottenendo buoni riscontri anche su Netflix, dove la distribuzione simultanea in così tanti paesi rappresenta un rischio calcolato, ma finora ripagato.

Un comico italiano nel mondo: la sfida del doppiaggio

L’elemento forse più interessante, da un punto di vista industriale, è il doppiaggio in oltre 14 lingue. Per un comico – e il caso di Zalone lo dimostra – la traduzione dell’umorismo è la vera barriera: le battute che funzionano a Bari rischiano di perdersi a Boston, se non vengono adattate con cura. Eppure, la scommessa è stata fatta. Senza voler trarre conclusioni affrettate sul suo esito definitivo, si può notare come la campagna pubblicitaria con i cartelli «maccheronici» faccia proprio leva su questa difficoltà: invece di nascondere le differenze linguistiche, le mette in scena. Un azzardo che, a giudicare dalla comparsa dei manifesti nelle principali capitali occidentali, ha già generato curiosità.

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