La presunta interferenza russa al volo von der Leyen si rivela una bufala
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Redazione Esteri
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Dopo giorni in cui le principali testate, sia italiane che internazionali, avevano dato per certo un attacco doloso ai danni del volo che trasportava la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen verso Sofia, le autorità bulgare – nella cui regione l’aereo è atterrato – hanno smentito categoricamente la ricostruzione iniziale. A seguire, la stessa Commissione europea ha precisato, in una sorta di ritrattazione poco pubblicizzata, di non aver «mai detto» che si fosse trattato di «un attacco mirato», smontando così la tesi del sabotaggio che per giorni aveva infiammato il dibattito politico-mediatico.
La notizia, rilanciata con toni allarmistici e granitica certezza, parlava di una manovra di disturbo al sistema GPS attribuita alla Russia, inserendosi in quel copione di guerra ibrida di cui Mosca viene spesso accusata. In realtà, come emerso poi dalle indagini tecniche, si sarebbe verificato un fenomeno di jamming, un’interferenza delle trasmissioni radiofoniche che, per quanto fastidiosa, non costituisce un evento raro in determinate aree e soprattutto non rappresenta un attacco diretto e personalizzato.
L’eurodeputata della Lega Susanna Ceccardi, commentando la vicenda da Bruxelles, ha colto l’occasione per attaccare l’Unione europea sulla sua presunta inefficacia in materia di sicurezza. «L’Unione europea ogni anno spende 42 milioni per l’agenzia per la cybersicurezza che si trova in Grecia», ha dichiarato, «e poi non riesce nemmeno a difendere l’aereo su cui viaggia von der Leyen durante le sue missioni». Una critica che, sebbene fondata su un presupposto in parte venuto meno, punta il dito contro una macchina burocratica spesso giudicata costosa e poco operativa.




