Garlasco, il dna di "Ignoto 3" non è una contaminazione: le nuove svolte nel caso Poggi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La traccia genetica rinvenuta sul tampone orofaringeo di Chiara Poggi, la giovane uccisa a Garlasco nell’agosto del 2007, non sarebbe riconducibile a errori tecnici o contaminazioni da parte di chi ha maneggiato i reperti. Lo confermano le ultime analisi, che escludono qualsiasi corrispondenza con il personale sanitario, gli addetti alla mortuaria o gli investigatori coinvolti nelle operazioni. Un dato che riapre scenari investigativi finora rimasti in ombra, mentre la procura di Pavia invita a evitare «confusione e congetture», come ha sottolineato il procuratore Fabio Napoleone, intervenuto per la terza volta in pochi mesi per chiarire lo stato delle indagini.

Il profilo di "Ignoto 3", completo e inequivocabile, rimane dunque un enigma. Se inizialmente si era ipotizzato che potesse trattarsi di un’impronta lasciata accidentalmente durante i rilievi, ora questa possibilità è stata scartata. Resta da capire chi abbia depositato quel materiale biologico e in quale fase, considerato che il reperto è stato conservato per anni prima di essere riesaminato con tecniche più avanzate. La procura, pur senza anticipare dettagli, ribadisce che si esprimerà «solo al termine delle attività», evitando fughe di notizie che possano influenzare l’iter giudiziario.

Intanto, il caso continua a essere al centro di polemiche mediatiche, con esperti e opinionisti che avanzano teorie spesso contrastanti. Napoleone ha duramente criticato questa tendenza, definendola una fonte di «mistificazioni» che rischia di ostacolare il lavoro degli inquirenti. Le indagini, del resto, non partono da zero: oltre al misterioso dna, ci sono le contraddizioni emerse durante gli interrogatori, come quelle di Alberto Sempio, già al centro delle cronache per un presunto malore in aula

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