Garlasco, il mistero del Dna "ignoto" sul tampone di Chiara Poggi: cosa cambia ora

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nelle prossime ore si attende l’esito delle controanalisi sul tampone orofaringeo di Chiara Poggi, il cui esame potrebbe confermare – o meno – la presenza di un profilo genetico maschile finora sconosciuto. Se così fosse, si aprirebbe un nuovo fronte investigativo, incentrato sull’identificazione del soggetto a cui appartiene quel cromosoma Y. Un elemento che, se validato, costringerebbe a rivedere le ipotesi finora avanzate sul delitto della ventiduenne, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di Garlasco.

Massimo Lovati, legale di Andrea Sempio – recentemente indagato nell’ambito del nuovo filone d’inchiesta – liquida però la questione come «una contaminazione», definendo le controperizie «una perdita di tempo». «L’assassino non ha avuto complici», ribadisce l’avvocato, che esclude qualsiasi svolta imminente. Una posizione netta, che stride con la cautela della Procura, la quale ha voluto verificare ogni possibile incongruenza emersa in quasi due decenni di indagini.

Il corpo di Chiara, sottoposto a ripetute esumazioni e analisi invasive, è diventato simbolo di un caso irrisolto, segnato anche da errori procedurali. Come quando la salma fu sepolta prima del completamento delle rilevazioni, costringendo a nuovi accertamenti. Ora, se il Dna "ignoto" venisse confermato, si procederebbe al confronto con i profili di quanti – medici, operatori, investigatori – entrarono in contatto con la vittima, per escludere contaminazioni accidentali. Un processo lungo, ma inevitabile per trasformare quel dato in un indizio solido.

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