Garlasco, il dna sconosciuto nella bocca di Chiara Poggi: confermata la presenza di un profilo ignoto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nuove analisi, stessi risultati. La ripetizione degli esami sul tampone orofaringeo prelevato dal corpo di Chiara Poggi, la ventiduenne uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, ha confermato quanto emerso durante l’incidente probatorio: nella bocca della vittima è presente un dna maschile non identificato, che gli inquirenti hanno catalogato come "Ignoto 3". Un profilo genetico che, stando alle verifiche, non corrisponde né a quello di Alberto Stasi – all’epoca fidanzato della ragazza e inizialmente condannato in primo grado prima dell’assoluzione in appello – né a quello di Marco Sempio, altro indagato nel corso delle indagini.

Le garze in tessuto analizzate, come appurato dalla genetista della polizia scientifica Denise Albani, incaricata dal Tribunale di Pavia, contengono tracce che, seppur residuali, indicano la presenza di materiale genetico estraneo. Una parte di esse, come riferito, sarebbe compatibile con l’aplotipo di Ernesto Gabriele Ferrari, assistente del medico legale, ma si tratterebbe di contaminazione avvenuta durante le procedure. L’altra componente, invece, rimane senza corrispondenza, alimentando nuove domande in un caso che, dopo quasi diciassette anni, continua a interrogare investigatori e magistrati.

La conferma della presenza di questo dna ignoto riapre scenari già esplorati senza esito, ma al tempo stesso impone una riflessione sulle indagini condotte finora. Quel che è certo è che il reperto, sottoposto a ulteriori accertamenti su disposizione della giudice Daniela Garlaschelli, non fornisce al momento elementi per collegarlo a un possibile autore del delitto. Resta però un dato incontrovertibile: qualcuno, la cui identità sfugge ancora agli investigatori, ha lasciato una traccia nel corpo di Chiara Poggi.

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