Garlasco, esaurita la traccia di Dna maschile nella bocca di Chiara: cosa resta del caso
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La garza utilizzata durante l’incidente probatorio per raccogliere il materiale genetico di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco, ha esaurito l’unica traccia significativa di Dna maschile rilevata. Si trattava di una concentrazione minima – appena 4 picogrammi, contro i 40.000 della vittima – che presentava un cromosoma Y in parte sovrapponibile a quello del medico legale Ernesto Gabriele Ferrari. L’ipotesi più probabile, considerata l’esiguità del campione e le procedure seguite, è che si sia verificata una contaminazione durante le analisi.
I verbali dell’epoca indicano che i soccorritori indossavano guanti e tute protettive, riducendo la possibilità di trasferimento accidentale di materiale genetico. Questo rende poco plausibile che il Dna rilevato appartenga a un terzo coinvolto nel delitto. La situazione ricorda, per certi versi, il caso di Yara Gambirasio, dove il Dna di Massimo Bossetti emerse come elemento decisivo, ma qui le tracce sono troppo esigue per stabilire collegamenti certi.
Intanto, gli investigatori stanno esaminando il profilo “Y947”, un Dna nucleare completo attribuito a un “Ignoto 3”, che potrebbe aprire una nuova pista. Sono stati prelevati tamponi da almeno 30 persone, tra soccorritori e addetti alle onoranze funebri, per verificare eventuali corrispondenze. Tuttavia, senza ulteriori elementi, il rischio è che la traccia si riveli un altro vicolo cieco, come accaduto con altre indagini basate su micro-tracce genetiche.




