Apple e Intel, accordo preliminare per i chip: la strategia (silenziosa) che ridisegna la supply chain tecnologica americana

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I sussurri rincorrono i corridoi del settore da oltre un anno – ne aveva dato conto puntualmente anche il Sole 24 Ore – ma ora, a differenza delle semplici voci di corridoio che spesso alimentano il comparto dei semiconduttori, esiste un principio di concretezza. Stando a quanto riferito dal Wall Street Journal, Apple e Intel avrebbero infatti raggiunto un’intesa preliminare destinata a scardinare gli equilibri consolidati: colosso di Cupertino, da sempre abituato a dialogare quasi in esclusiva con la fonderia taiwanese TSMC per i suoi processori più performanti, avrebbe deciso di affidare una parte della produzione proprio al rivale (ormai trasformato in fornitore) statunitense. Un documento, questo, che nelle intenzioni dei vertici aziendali fungerebbe da volano per una riconversione industriale tanto attesa, capace di restituire a Intel un ruolo centrale nella catena di montaggio hi-tech a stelle e strisce.

I dettagli dell’intesa e il ruolo (decisivo) della Casa Bianca

È proprio questa la notizia che ha fatto schizzare il titolo del fondatore di Santa Clara: le azioni Intel hanno registrato un rimbalzo immediato, guadagnando quasi quindici punti percentuali in poche ore, mentre Apple si è limitata a un incremento più moderato, intorno all’1,7%. Gli esperti del settore lo leggono come un segnale di fiducia quasi plebiscitario verso un’operazione commerciale che, se finalizzata, romperebbe il monopolio di fatto esercitato da Taiwan Semiconductor Manufacturing Company. A sostenere l’operazione, viene da chiedersi, chi c’è? La risposta, secondo le fonti consultate dal giornale americano, va cercata all’indirizzo 1600 di Pennsylvania Avenue: l’amministrazione Trump, da più di un anno tornata alla guida del paese, avrebbe esercitato pressioni costanti affinché i due big nazionali trovassero un punto d’incontro. Un intervento, quello governativo, che non si è limitato a una semplice mediazione verbale – anzi, si sono susseguiti incontri ripetuti tra il Segretario al Commercio Howard Lutnick e i vertici delle due società – ma che ha gettato le basi normative affinché la produzione critica tornasse sotto il controllo domestico.

La risposta al monopolio di Nvidia e la fragilità della dipendenza estera

Non è un mistero per nessuno che il mondo tech stia vivendo una rivoluzione copernicana nel settore dei microprocessori: da tempo le grandi aziende cercano di emanciparsi dalla morsa di Nvidia, che con le sue soluzioni per l’intelligenza artificiale ha finito per dettare legge sul mercato. La mossa di Apple, che da anni produce ormai “in casa” i propri chip (dalla serie M agli A17), rappresenta il tassello di una strategia più ampia di reshoring. Per Cupertino, diversificare la produzione significa guardarsi da un rischio concreto: la strozzatura delle scorte.

Lo ha ammesso di recente lo stesso Tim Cook, spiegando che le vendite degli iPhone sono state frenate proprio dai limiti di approvvigionamento imposti dal principale fornitore. La domanda di capacità produttiva per i wafer avanzati è talmente esplosa – trainata dall’AI di Nvidia e AMD – che perfino un gigante come Apple ha iniziato a percepire la fragilità di un sistema basato su un unico pilastro logistico. Qualora Intel riuscisse a garantire volumi e qualità, non solo si alleggerirebbe la pressione su TSMC, ma si darebbe fiato a una filiera che negli ultimi anni ha mostrato crepe preoccupanti.

Le implicazioni finanziarie e l’incognita dei prodotti coinvolti

Se dal punto di vista industriale l’intesa è una manna per Intel – che cerca in tutti i modi di riconquistare la fiducia di Wall Street dopo aver perso terreno proprio con Apple nel settore dei pc – dal punto di vista finanziario l’operazione è stata letta come un salvataggio (o quasi) di una delle colonne portanti della Silicon Valley. Il governo, diventato azionista di maggioranza relativa grazie a un accordo dello scorso anno con l’amministratore delegato Lip-Bu Tan, ha spinto perché venisse siglato l’accordo formale già nei mesi scorsi. Resta al momento avvolta nel mistero, però, la natura precisa dei prodotti destinati a ricevere i chip targati Intel: il Wall Street Journal non ha specificato se si tratti degli attuali iPhone, dei Mac di fascia alta o magari di componenti per l’infrastruttura cloud, ma è probabile che i dettagli emergano solo quando l’intesa passerà dalla fase preliminare a quella esecutiva.

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