Furto di Fentanyl all'ospedale Israelitico, indagati due custodi. La pista degli studi medici abusivi e il nodo delle chiavi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È arrivata la prima, attesa svolta nell'inchiesta sulla scomparsa di ottanta fiale di Fentanyl dalla cassaforte della farmacia dell'ospedale Israelitico di Roma, un caso che ha sollevato un forte allarme per le implicazioni legate alla sicurezza pubblica e alla gestione dei farmaci ad alto rischio.

La procura di Roma, coordinando le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo della Capitale e del Nas, ha infatti iscritto nel registro degli indagati due custodi della struttura, i quali rappresentano al momento i principali sospettati per la sottrazione del potente oppioide sintetico avvenuta senza che sulla cassaforte venissero rinvenuti segni di effrazione.

Il furto e la ricostruzione temporale

Le indagini, condotte con il massimo riserbo e seguite da vicino dal ministero della Salute, hanno innanzitutto ricostruito con precisione l'arco temporale in cui è avvenuto il colpo: l'ultimo controllo delle giacenze del farmaco risale all'11 giugno, mentre è stato il 23 giugno che il personale della farmacia si è accorto dell'ammanco.

Inizialmente il conteggio parlava di sessanta fiale mancanti, una cifra che è salita a ottanta dopo una più approfondita ricognizione, portando gli inquirenti a escludere l'ipotesi di due prelievi distinti per concentrarsi sull'idea di un unico episodio criminoso. La dinamica del furto, unita all'assenza di effrazioni, ha subito orientato le attenzioni verso il personale interno che avrebbe potuto avere accesso alla cassaforte, portando a una verifica approfondita dei protocolli e dei sistemi di sicurezza in vigore all'interno del nosocomio romano.

Il nodo delle chiavi e le criticità nella custodia

Un dettaglio emerso con chiarezza dalle verifiche effettuate dagli ispettori del ministero, in collaborazione con la Regione Lazio e la Asl, riguarda la gestione delle chiavi dell'armadio blindato che custodiva il Fentanyl. Secondo quanto ricostruito, le chiavi non si trovavano all'interno della farmacia, bensì in un locale adiacente, in un punto nascosto ma, per certi versi, raggiungibile da chiunque fosse in grado di circolare nell'area.

Questa criticità, che ha immediatamente catalizzato l'attenzione degli investigatori, avrebbe potuto facilitare l'accesso al farmaco da parte di qualcuno che conosceva perfettamente la struttura e le abitudini del personale, un elemento che rende più plausibile l'ipotesi di un furto su commissione piuttosto che un gesto impulsivo.

L'assenza di un registro dettagliato delle presenze o di chi avesse effettivamente prelevato le chiavi in quei giorni rappresenta un ulteriore tassello che gli inquirenti stanno cercando di ricomporre per delineare con certezza la catena di responsabilità.

La pista della medicina clandestina

Se da un lato le indagini cercano di fare piena luce sugli autori materiali del furto, dall'altro l'attenzione è massimamente concentrata sulla destinazione finale delle ottanta fiale di Fentanest, un anestetico dalla potenza fino a cento volte superiore a quella della morfina. L'ipotesi che sta guidando le indagini, ritenuta al momento la più solida, esclude che il quantitativo sottratto, dal quale si potrebbero ricavare circa duemila dosi, sia finito nel circuito tradizionale dello spaccio di strada.

Gli investigatori stanno invece battendo la pista di una rete clandestina che farebbe capo a studi medici abusivi, ambulatori irregolari e professionisti non autorizzati, un mondo sommerso dove un farmaco potente e di difficile reperibilità come il Fentanyl può assumere un valore elevatissimo.

In quest'ottica, il furto sarebbe stato commissionato da qualcuno con una profonda conoscenza dell'ospedale e delle sue procedure, con l'obiettivo di alimentare un mercato nero parallelo di medicinali destinati a operazioni illegali, un'eventualità che aggiunge un ulteriore livello di complessità a un'inchiesta già di per sé delicata.

L'inchiesta e gli sviluppi giudiziari

L'iscrizione dei due custodi nel registro degli indagati, un atto dovuto che rappresenta il primo passo formale di un procedimento penale, non chiude certo il quadro investigativo, che resta affidato ai carabinieri del Nas e del Nucleo investigativo sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giovanni Conzo e del pubblico ministero Mario Dovinola.

Gli inquirenti sono ora impegnati a verificare eventuali complicità all'interno della struttura e a ricostruire l'intera rete di contatti che potrebbe aver favorito il trasferimento del farmaco al di fuori dei canali autorizzati, un lavoro minuzioso che mira a chiarire non solo chi abbia materialmente sottratto il Fentanyl, ma anche quale sia stato il suo percorso e chi ne abbia effettivamente beneficiato.

Il caso ha comunque già prodotto dei primi effetti, con il ministero della Salute che ha disposto verifiche e ispezioni per valutare le criticità emerse nella custodia dei farmaci stupefacenti, mentre le indagini proseguono per arrivare a una ricostruzione completa e definitiva di quanto accaduto all'interno dell'ospedale Israelitico.

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