Furto di fentanyl all'Israelitico di Roma, indagati due custodi: la pista degli studi medici abusivi
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Redazione Interno
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La procura di Roma ha compiuto un passo formale nell'inchiesta sulla sparizione di ottanta fiale di Fentanyl, il potentissimo oppioide sintetico, dall'ospedale Israelitico della capitale. Due custodi della struttura, addetti alla portineria dove erano conservate le chiavi di accesso al farmaco, sono stati iscritti nel registro degli indagati.
L'iscrizione, come si legge in più fonti, rappresenta un primo snodo investigativo, sebbene gli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal pm Mario Dovinola, siano ora concentrati su un aspetto di ben maggiore portata: la destinazione finale delle fiale sottratte e l'eventuale rete di complicità che potrebbe aver agevolato il colpo.
La dinamica del furto e le falle nella sicurezza
La scoperta dell'ammanco risale al 23 giugno scorso, quando il personale della farmacia si è accorto della scomparsa di circa sessanta fiale, salvo poi constatare, il giorno successivo, che il numero era salito a ottanta. Inizialmente si era ipotizzato un errore di inventario, ma la denuncia formale, presentata il 24 giugno, ha dato il via alle indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo e del Nas.
Le verifiche hanno permesso di circoscrivere temporalmente il furto: l'ultimo controllo delle scorte risale all'11 giugno, il che lascia intendere che il prelievo sia avvenuto in un arco di circa dieci giorni. Un elemento che ha destato particolare attenzione, e che ha orientato le indagini verso l'interno, riguarda le modalità di custodia del farmaco. Dalle ispezioni condotte dal ministero della Salute, dalla Regione Lazio e dall'Asl è emerso che l'armadio blindato, sebbene custodisse le fiale, non era protetto da un sistema di videosorveglianza.
Le chiavi, inoltre, non erano conservate all'interno della farmacia, bensì in un locale adiacente, occultate ma comunque accessibili a chiunque potesse circolare in quell'area. Questa falla nel sistema di sicurezza, se da un lato spiega come sia stato possibile asportare il farmaco senza segni di effrazione, dall'altro sostiene l'ipotesi che gli autori del furto fossero persone che conoscevano perfettamente l'organizzazione e i punti deboli della struttura.
La procura ritiene che il furto sia avvenuto in un unico episodio e che il primo conteggio, fermo a 60 fiale, fosse semplicemente incompleto.
La pista della medicina clandestina
L'attenzione degli investigatori, in questo momento, è concentrata sulla figura dei due indagati, addetti alla vigilanza che da tempo operano all'interno dell'ospedale e che, proprio per la loro posizione, avevano familiarità con le dinamiche di accesso ai locali. Tuttavia, come hanno ribadito gli inquirenti, la loro iscrizione nel registro degli indagati è solo un primo passo per risalire all'intera filiera del crimine.
L'ipotesi centrale, ritenuta al momento la più solida, è che il furto sia stato eseguito su commissione per un destinatario ben preciso, collocato fuori dai circuiti tradizionali dello spaccio di stupefacenti. Il Fentanyl, infatti, è un anestetico utilizzato per il dolore severo, la cui potenza è stimata fino a cento volte superiore a quella della morfina.
La sua natura e la sua tracciabilità lo rendono un bene estremamente prezioso per un mercato illegale di nicchia: quello della medicina clandestina, composto da ambulatori abusivi, studi estetici illegali e sale operatorie non autorizzate dove, per ovvie ragioni, è impossibile procurarsi farmaci di questo tipo attraverso i canali ufficiali. Le ottanta fiale scomparse, dalle quali si potrebbero ricavare circa 16.000 dosi, rappresenterebbero una risorsa di enorme valore per questo giro sommerso.
Le reazioni istituzionali e i controlli
La gravità del caso ha immediatamente attirato l'attenzione del governo, tanto che la notizia della sparizione è stata al centro di una riunione d'urgenza a Palazzo Chigi già il 3 luglio scorso. Nel corso di quel vertice, al quale hanno preso parte il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri Schillaci e Piantedosi, è stato deciso di intensificare i controlli dei Nas sull'intera filiera dei farmaci, dagli ospedali alle farmacie, e di istituire un tavolo tecnico per valutare nuove norme sulla tracciabilità dei medicinali a potenziale effetto drogante.
Le ispezioni all'ospedale Israelitico, già in corso, rappresentano il primo frutto di questa stretta, con i tecnici che hanno incontrato il direttore sanitario e il direttore generale per esaminare le procedure di custodia.
L'inchiesta, al momento, procede in un clima di massimo riserbo, con l'obiettivo principale di individuare non solo gli esecutori materiali del furto, ma anche, e soprattutto, i mandanti e la rete di contatti che ha permesso al potente oppioide di uscire da un ospedale per finire, con ogni probabilità, nel sommerso della sanità illegale.
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