Burioni lascia i social, Vaia lancia l'appello: "Con la sua voce la scienza è più libera"
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Redazione Interno
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Roberto Burioni, una delle voci più note e, per certi versi, controverse della divulgazione scientifica italiana, ha annunciato il proprio addio ai social network dopo un decennio di attività intensa. La decisione, maturata in un contesto, come lui stesso ha affermato, profondamente mutato, segna uno spartiacque significativo per un settore che, a partire dalla pandemia, ha visto i ricercatori assumere un ruolo pubblico di primo piano. "Il mondo è cambiato – ha scritto – ma anche l’ignoranza non è rimasta ferma", una considerazione amara che racchiude la stanchezza di chi, per anni, ha cercato di contrastare la disinformazione direttamente nelle piazze virtuali. La sua partenza, che coinvolge quasi un milione di follower complessivi tra Facebook, X e Instagram, non è dunque una semplice chiusura di account, bensì il simbolo di una ritirata strategica da ambienti giudicati ormai ostili e poco proficui per un dialogo costruttivo.
Le ragioni di un addio
Le motivazioni che hanno spinto l'immunologo a questo passo radicale sono duplici e tracciano un quadro preciso delle sue preoccupazioni. Da un lato, infatti, Burioni ha espresso una profonda insofferenza verso la natura tossica delle discussioni, definendosi "stanco di fare da sputacchiera" e di ricoprire il ruolo di "punching ball dei somari maleducati", evidenziando l'impossibilità, a suo dire, di far cambiare idea a chi ha abbracciato posizioni radicalmente contrarie alla scienza. Dall'altro, ha sollevato una questione più tecnica e forse meno appariscente, ma ugualmente cruciale: il rifiuto di contribuire gratuitamente all'addestramento degli algoritmi di intelligenza artificiale. "Non voglio far arricchire chi è già ricchissimo – ha spiegato – e non addestrerò gratis le piattaforme", puntando il dito contro quella gestione opaca dei contenuti che caratterizza le grandi Corporation tecnologiche.
La migrazione su Substack e la reazione dei colleghi
La sua nuova dimora digitale sarà Substack, una piattaforma che, basandosi su una subscription per alcuni contenuti esclusivi, promette un rapporto più diretto e, forse, più selezionato con il proprio pubblico. Una scelta che non è passata inosservata nel mondo scientifico, sollevando un dibattito immediato tra i suoi pari. Il commento più significativo è arrivato da un altro volto noto della virologia italiana, il quale, pur senza citare esplicitamente la piattaforma, ha lanciato un appello personale al professor Burioni e a quanti stessero meditando di seguirlo. "Non possiamo e non dobbiamo rinunciare – ha dichiarato – perché con la vostra voce sui social la scienza è sempre più libera e scevra da pressioni di qualsisia tipo". Un monito che sottolinea il rischio, lasciando quei canali, di consegnare ulteriore spazio a chi diffonde notizie false o, peggio, posizioni apertamente antiscientifiche.
Uno scenario in evoluzione per la comunicazione scientifica
Questo episodio, al di là delle singole personalità coinvolte, delinea una fase di transizione per come la scienza comunica con il grande pubblico. L'entusiasmo iniziale per le immense potenzialità dei social network sembra essersi scontrato con la realtà di ambienti sempre più polarizzati e difficili da moderare. La riflessione che ne scaturisce investe il delicato equilibrio tra l'esigenza di raggiungere il maggior numero di persone possibile e la necessità di preservare l'autorevolezza e la serenità del messaggio scientifico stesso. La partenza di una figura di tale rilievo, quindi, non è solo una questione personale, ma un segnale d'allarme per un intero ecosistema della conoscenza, che si interroga su come evitare quella che alcuni temono possa trasformarsi in una grave sconfitta collettiva.




