Sophie Kinsella ci lascia, la scrittrice che ha fatto dello shopping una confessione universale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La notizia della sua scomparsa, comunicata dalla famiglia attraverso un post sul profilo Instagram, è arrivata nella mattinata del 10 dicembre, mentre il mondo si preparava alle festività. La scrittrice britannica, autrice di oltre trenta libri e conosciuta globalmente per la serie che ha per protagonista Rebecca Bloomwood, la consumista impenitente di “I love shopping”, ha perso la sua battaglia contro un glioblastoma, un tumore cerebrale particolarmente aggressivo contro il quale combatteva da oltre un anno e mezzo. Il suo annuncio pubblico della malattia, diffuso nell’aprile del 2024, aveva già rivelato la gravità della condizione e l’inizio di un percorso di chemioterapia, che purtroppo ha confermato la prognosi severa che ancora oggi accompagna questa diagnosi.

La foto scelta per l’estremo saluto, quella di un sorriso luminoso sotto un ampio cappello bianco, sembra racchiudere l’essenza stessa del suo immaginario letterario, capace di trasformare un accessorio – forse acquistato in una super-svendita perché “troppo ghiotto per farselo scappare” – in un simbolo di allegria contagiosa. Kinsella, il cui vero nome era Madeleine Wickham, è riuscita a sdoganare, con un umorismo gentile e autoironico, i desideri più frivoli e le piccole crisi esistenziali di fronte a una vetrina, elevandoli a materia narrativa di risonanza planetaria. I suoi romanzi, che hanno venduto decine di milioni di copie, non celebravano semplicemente il consumismo, bensì ne esploravano le contraddizioni, le debolezze e, in definitiva, l’umanità, regalando a generazioni di lettrici – e lettori – un’evasione intelligente e una complicità rassicurante.

Il glioblastoma che l’ha stroncata rappresenta, purtroppo, una delle forme tumorali più difficili da trattare in ambito oncologico, con una sopravvivenza media che, nonostante i progressi della ricerca, rimane bassa e dalla quale raramente si guarisce. La malattia, che Kinsella aveva affrontato con riservatezza fino alla comunicazione pubblica, non le ha impedito di essere descritta dalla famiglia come serena nei suoi ultimi giorni, circondata dagli affetti più cari, dalla musica e dall’atmosfera natalizia che amava. La sua eredità letteraria, però, va ben oltre il genere cosiddetto “chick lit”, una definizione riduttiva che non rende giustizia alla sua abilità nel tratteggiare personaggi femminili alle prese con le sfide della modernità, tra ansie economiche e il perseguimento di una felicità quotidiana fatta anche di piccoli, gloriosi eccessi.

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