Astronauti tornati sulla Terra più alti dopo nove mesi nello spazio
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La permanenza prolungata degli astronauti Sunita "Suni" Williams e Butch Wilmore sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), durata ben nove mesi rispetto agli otto giorni inizialmente previsti, ha sollevato numerosi interrogativi sulle conseguenze fisiche di un soggiorno così lungo in assenza di gravità. Partiti il 5 giugno 2023 a bordo della navicella Starliner di Boeing, i due sono rientrati sulla Terra il 18 marzo 2025 grazie alla capsula Crew Dragon di SpaceX, atterrando nel Golfo del Messico. Un ritorno che, oltre a segnare la fine di un’avventura imprevista, ha portato alla luce cambiamenti fisici degni di nota, soprattutto per Williams, che appare visibilmente invecchiata rispetto al momento della partenza.
Uno degli aspetti più curiosi riguarda l’aumento dell’altezza degli astronauti, un fenomeno noto ma che desta sempre stupore. In assenza di gravità, la colonna vertebrale si espande, facendo guadagnare alcuni centimetri in altezza. Questo effetto, tuttavia, è temporaneo: una volta tornati sulla Terra, la forza di gravità riporta il corpo alla sua forma originale. Tuttavia, i 289 giorni trascorsi in orbita hanno lasciato il segno, non solo fisicamente ma anche psicologicamente, su entrambi i membri dell’equipaggio.
Durante l’ammaraggio, una scena insolita ha accompagnato il rientro: un gruppo di delfini ha circondato la capsula Crew Dragon, creando un momento di rara bellezza. I cetacei, definiti dalla NASA come "parte onoraria del team di recupero", hanno reso il rientro ancora più memorabile. Il comandante Nick Hague ha descritto l’evento come un’avventura straordinaria, sottolineando l’emozione visibile sui volti degli astronauti durante l’operazione di recupero.
Le immagini di Williams, in particolare, mostrano un cambiamento evidente. La 59enne, nota per il suo sorriso solare, appare oggi più segnata dal tempo, con i lineamenti del viso che sembrano aver subito un’accelerazione dell’invecchiamento. Questo fenomeno, già osservato in altri astronauti, è legato agli effetti della microgravità sul corpo umano, che include la perdita di massa muscolare e ossea, oltre a un maggiore stress cellulare.




