A Barano d’Ischia il pitbull azzanna la padrona: i poliziotti lo abbattono per salvarla, la donna perde una gamba

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’isola verde, spesso associata alle cartoline patinate del turismo termale, è stata teatro nella giornata di domenica di un episodio di cronaca nera dai contorni feroci: una donna di Barano d’Ischia, precisamente nella località Schiappone, è stata aggredita dal proprio pitbull mentre cercava di portargli il cibo.

Le ricostruzioni fornite dagli inquirenti e riprese dalle agenzie parlano di una furia inaudita. L’animale, che viveva da anni all’interno della proprietà, ha immobilizzato la donna con una presa al garrotesco all’arto inferiore sinistro, tanto profonda e violenta da non mollare la presa neppure all’arrivo dei soccorsi. A richiamare l’attenzione sono state le urla disperate della vittima, udite dai vicini che hanno immediatamente allertato il 118 e la polizia di Stato.

L’intervento armato e la corsa in ospedale

Quando gli agenti del commissariato isolano sono giunti sul posto, hanno trovato una scena di una drammaticità rara: il cane continuava a dilaniare la donna, impedendo di fatto ai sanitari di avvicinarsi per stabilizzarla. In assenza di metodi alternativi per fermare l’assalto, vista la taglia e la determinazione dell’animale, i poliziotti hanno fatto uso dell’arma di ordinanza. Solo l’abbattimento a colpi di pistola ha consentito di allentare la morsa e mettere in salvo la malcapitata.

Trasportata d’urgenza in codice rosso all’ospedale “Anna Rizzoli” di Lacco Ameno, la donna – la cui identità non è stata divulgata – è stata sottoposta a un intervento chirurgico d’emergenza. Le ferite riportate, purtroppo, erano talmente estese e devastanti a livello muscolo-scheletrico che i medici non hanno avuto altra scelta che procedere con l’amputazione della gamba sinistra. La paziente è attualmente ricoverata in prognosi riservata, sebbene le fonti ospedaliere escludano, al momento, un pericolo immediato per la vita.

La dinamica e i precedenti nell’abitazione

Un elemento che aggiunge inquietudine alla vicenda riguarda la situazione familiare. Il compagno della vittima, che condivideva la proprietà del cane, era assente perché a sua volta ricoverato in un’altra struttura sanitaria. Nell’abitazione, quindi, la donna era sola mentre tentava di adempiere al semplice gesto di nutrire l’animale; un gesto che probabilmente il pitbull non ha inteso come abituale o che ha scatenato una reazione territoriale improvvisa.

Le indagini condotte dalle forze dell’ordine non si limitano però all’esatta dinamica di quella manciata di secondi. Secondo voci raccolte nel quartiere, circostanza che gli inquirenti stanno verificando, si tratterebbe del secondo episodio critico legato a quel nucleo familiare. Sembra che in passato lo stesso cane avesse già manifestato atteggiamenti aggressivi verso i proprietari, e che preoccupanti precedenti analoghi riguardassero anche altri molossoidi accuditi dalla coppia.

L’assenza di vie d’uscita

L’episodio di Barano d’Ischia riaccende, seppur implicitamente, il dibattito sulla gestione di razze canine selezionate per la potenza fisica. In questo specifico caso, però, la cronaca si concentra sull’assoluta mancanza di alternative per i soccorritori. A differenza di quanto avviene in alcuni protocolli internazionali (dove si utilizzano deterrenti come gli spray al peperoncino o i lacci di soffocamento), gli agenti intervenuti hanno dovuto valutare l’efficacia immediata di un colpo d’arma da fuoco per salvare la vita della vittima.

Non è stata una scelta, ma un obbligo fattuale dettato dalla meccanica dell’attacco: quando un cane di quella taglia serra la mascella e decide di non mollare, la finestra temporale per salvare l’arto (o la vita) di una persona si chiude in pochi minuti. La Procura della Repubblica, che ha aperto un fascicolo per accertare eventuali profili di responsabilità nella custodia dell’animale, ha già disposto accertamenti tecnici, ma allo stato attuale nessuno ha ancora fornito una spiegazione definitiva per quello che i quotidiani locali hanno già definito “l’inferno dello Schiappone”.

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