Stazione Togliatti, l'incubo in pieno giorno: ucciso per difendere un amico

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vita di Mohammed Amdi, 27 anni, si è spenta dopo otto giorni di agonia al Policlinico Umberto I. Un lasso di tempo che ha tenuto in bilico la sua esistenza e che, alla fine, ha trasformato in omicidio un'aggressione già di per sé brutale. Il tutto è accaduto il 18 luglio, intorno alle sei del pomeriggio, sulla banchina della stazione ferroviaria Palmiro Togliatti, nel quartiere Collatino di Roma.

Un luogo che, a quanto pare, è diventato teatro di una violenza che non conosce orari e che ha visto contrapposti uomini provenienti da contesti diversi ma accomunati dalla frequentazione di quello scalo ferroviario: da un lato, un trentenne egiziano incensurato; dall'altro, due cittadini gambiani, uno dei quali già noto alle forze dell'ordine per reati violenti e l'altro per precedenti legati allo spaccio di sostanze stupefacenti.

La dinamica e l'intervento fatale

Secondo la ricostruzione fornita dagli investigatori della Polizia Ferroviaria del Lazio e del V Distretto Prenestino, la vicenda ha preso avvio da un'accesa lite, probabilmente scaturita da un tentativo di rapina ai danni di uno dei due gambiani. In quella concitazione, Mohammed Amdi, che si trovava casualmente in stazione, ha scelto di intervenire per fare da paciere, con l'intenzione di separare i due litiganti e placare gli animi.

Un gesto di mediazione che gli è costato carissimo: la sua intromissione ha scatenato la furia omicida dell'aggressore, un cittadino gambiano di 28 anni, successivamente identificato in Essa Hydara.

L'assalitore, armato di un cacciavite, si è scagliato contro il giovane egiziano, che era anch'egli munito di un taglierino ma che non ha fatto in tempo a utilizzarlo per difendersi. I colpi, inferti con violenza inaudita, hanno raggiunto la testa della vittima, procurandole ferite gravissime alla regione parietale del cranio.

Ma l'orrore non si è fermato qui: le immagini delle telecamere di videosorveglianza e le testimonianze raccolte hanno documentato come l'omicida abbia continuato a colpire Mohammed Amdi con calci e pugni, anche quando ormai era riverso a terra e inerme, in un'ulteriore e gratuita manifestazione di violenza.

Il furto e la fuga, l'agonia in ospedale

Prima di darsi alla fuga e far perdere le proprie tracce, il rapinatore ha compiuto un ultimo gesto di disumana crudeltà: si è chinato sul corpo agonizzante della vittima per derubarlo del portafoglio e, secondo quanto ricostruito, gli ha anche strappato gli indumenti, un atto descritto dagli inquirenti come un'umiliazione finale. L'altro gambiano coinvolto nella lite iniziale, rimasto lievemente ferito, era riuscito a scappare e a dare l'allarme, mentre Mohammed Amdi veniva soccorso dai sanitari del 118 e trasportato d'urgenza in codice rosso al Policlinico Umberto I.

Le sue condizioni, sin da subito critiche, non hanno purtroppo dato scampo: ricoverato in terapia intensiva per otto giorni, il giovane egiziano è deceduto nella notte del 26 luglio.

La scomparsa della vittima ha comportato un automatico aggravamento della posizione dell'indagato, già arrestato nei giorni immediatamente successivi al fattaccio dagli agenti della Polizia Ferroviaria. La Procura della Repubblica di Roma, che coordina le indagini, ha quindi modificato il capo d'imputazione, trasformando l'accusa da tentato omicidio a omicidio e rapina. Il fermo dell'indagato, un cittadino gambiano senza fissa dimora e risultato irregolare sul territorio italiano, è stato convalidato dal giudice, che ne ha disposto la custodia cautelare in carcere.

Le immagini decisive e le indagini in corso

Le indagini, condotte dalla Polizia Ferroviaria e dalla Squadra Mobile, si sono avvalse di un'arma investigativa fondamentale: i filmati del sistema di videosorveglianza della stazione, che hanno ripreso tutte le fasi dell'aggressione in pieno giorno. Questi video, insieme alle testimonianze dei presenti, hanno permesso di ricostruire con precisione l'esatta dinamica dei fatti e di identificare rapidamente l'autore dell'efferato gesto.

Lo scalo ferroviario di Palmiro Togliatti, come emerso nelle cronache, è purtroppo un luogo noto alle forze dell'ordine per essere un crocevia di attività illecite, un punto sensibile per l'ordine pubblico a due passi dal Quarticciolo e dal campo nomadi di via Salviati. La Procura, ancora nella fase delle indagini preliminari, sta ora lavorando per chiarire ulteriormente il movente del delitto e verificare l'eventuale coinvolgimento di altre persone in questa tragica vicenda, mentre l'indagato, come prevede la legge, va considerato innocente fino a una condanna definitiva.

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