Putin e la pace in Ucraina, gli Usa frenano
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Redazione Esteri
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Chi aveva ceduto all’entusiasmo per le parole di Vladimir Putin su un possibile accordo di pace in Ucraina dovrà ravvedersi. L’amministrazione americana, infatti, ha frenato sulle trattative, intervenendo a 24 ore dalle dichiarazioni del capo del Cremlino, che aveva ricevuto il premier slovacco Robert Fico. John Kirby, portavoce del consiglio per la sicurezza nazionale, ha definito “vacui” i commenti del presidente russo, sottolineando che “non è un uomo che va preso seriamente quando si parla di una soluzione”. Kirby ha inoltre annunciato un imminente nuovo pacchetto di aiuti per Kiev.
La Slovacchia, dal canto suo, ha confermato la propria disponibilità a ospitare possibili colloqui per mettere fine alla guerra in Ucraina. Il ministro degli Esteri di Bratislava, Juraj Blanar, ha dichiarato su Facebook: “Offriamo il territorio slovacco per tali negoziati”. Giovedì 26 dicembre, Putin aveva affermato che la Russia è aperta alla proposta della Slovacchia di ospitare colloqui di pace con l’Ucraina.
Tuttavia, le parole di Putin sono state accolte con scetticismo dall’amministrazione americana. Joe Biden, presidente uscente, ha sempre definito lo zar “un killer”, mentre Donald Trump, presidente entrante, lo considerava “un genio”. Oggi, entrambi sembrano concordare nel credere poco all’ultima commedia recitata dal Cremlino: aprire un negoziato di pace nella Slovacchia dell’amico Robert Fico.
Manca poco all’insediamento di Trump alla Casa Bianca, e il primo ministro slovacco Robert Fico si è recato a sorpresa a Mosca. Putin, dal canto suo, non esclude un negoziato di pace proprio a Bratislava. Ma di che pace parliamo, e a quale costo? Si delineano quattro scenari diversi tra loro, altrettanto diversi sono i rispettivi costi. Partiamo dalla “pace” di Putin.




