Ocse, le nuove tariffe Usa frenano la crescita italiana nel 2026

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’aumento generalizzato dei dazi commerciali implementato dall’amministrazione Trump a partire dallo scorso maggio, che ha portato il livello medio delle tariffe statunitensi al 19,5% secondo le stime Ocse aggiornate a fine agosto – il valore più elevato dal 1933 –, inizia a proiettare le sue ombre sulle prospettive economiche globali. Sebbene le conseguenze più profonde di questa svolta protezionistica debbano ancora dispiegarsi appieno, gli effetti, come sottolinea l’Organizzazione nella sua relazione intermedia presentata a Parigi, stanno divenendo sempre più tangibili, influenzando le scelte di spesa, il mercato del lavoro e la dinamica dei prezzi al consumo a livello internazionale.

In questo contesto, l’Italia vede ridimensionate le proprie previsioni di crescita per il 2026, limate allo 0,6% dopo che, per il 2025, era già attesa una progressione analoga. Il Pil nazionale, che nel 2024 si attesterebbe su un già modesto +0,7%, sembra dunque destinato a una fase di stagnazione, mantenendo un ritmo di espansione estremamente contenuto per il prossimo biennio. Una revisione che giunge nonostante il quadro inflazionistico appaia più confortante, con un tasso destinato a scendere sotto la soglia psicologica del 2% già nel 2025, attestandosi all’1,9% per poi calare all’1,8% l’anno successivo.

Il giudizio complessivo dell’Ocse sul nostro paese, peraltro, non è negativo in assoluto. Alvaro Pereira, capo economista dell’organizzazione, ha evidenziato come l’Italia si trovi “in una posizione migliore rispetto a qualche anno fa” per quanto concerne la gestione della spesa pubblica e l’impegno nella riduzione del debito. Tuttavia, ha immediatamente aggiunto che il debito stesso “è ancora alto”, il che impone la necessità di “continuare nel percorso di riduzione” senza allentare la disciplina di bilancio.

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