Dazi Usa al 50% da domani, Ocse avverte: "Frena la crescita globale"
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Redazione Economia
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Bruxelles – Domani, 4 giugno, potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase di tensione commerciale, con gli Stati Uniti pronti a raddoppiare i dazi sull’acciaio e l’alluminio importati dal resto del mondo, portandoli al 50 per cento. Una mossa che, se confermata, rischia di innescare una spirale di ritorsioni, mentre l’Ocse lancia un monito senza mezzi termini: la crescita globale è destinata a rallentare, passando dal 3,3 per cento del 2024 al 2,9 nei due anni successivi.
A Bruxelles, dove finora aveva prevalso un approccio attendista, si cominciano a intravedere segnali di insofferenza. Già ieri, 2 giugno, sono emerse timide ma significative avvisaglie di possibili contromisure, sebbene nessuna sia stata ancora formalizzata. L’aumento delle barriere doganali voluto da Donald Trump – che rientra in una strategia protezionista più ampia – rischia però di aggravare un quadro economico già fragile, caratterizzato da incertezze geopolitiche, inflazione persistente e condizioni finanziarie sempre più stringenti.
Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l’inasprimento dei dazi comporterà un aumento dei costi commerciali, con ripercussioni immediate sui prezzi al consumo. Sebbene il calo delle materie prime potrebbe parzialmente attenuarne l’impatto, l’effetto netto rischia comunque di essere negativo, soprattutto per quei Paesi che stanno introducendo nuove tariffe. "Le prospettive economiche globali stanno peggiorando", si legge nel rapporto Economic Outlook, che evidenzia come l’indebolimento della fiducia di imprese e consumatori, unito all’instabilità politica, rappresenti un ulteriore freno alla ripresa.
Il rischio, sottolinea l’Ocse, è che queste tendenze si consolidino, aggravando le divergenze tra economie avanzate ed emergenti. Se da un lato gli Stati Uniti sembrano determinati a proseguire sulla strada del protezionismo, dall’altro l’Europa – pur esprimendo preoccupazione – non ha ancora delineato una risposta chiara. Intanto, i numeri parlano da soli: il rallentamento della crescita, già previsto per il 2025 e il 2026, potrebbe rivelarsi più marcato se le tensioni commerciali dovessero acuirsi ulteriormente.




