OCSE: crescita italiana anemica nel 2024-2025, solo la metà della media Ue

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'Ocse smorza i toni: per l'Italia una crescita anemica, la metà della media Ue. Le previsioni autunnali dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico consegnano all’Italia una fotografia scomoda. Il Pil nazionale, che pure mostra un lieve miglioramento rispetto al passato, è destinato ad arrancare su livelli minimi, attestandosi su un modestissimo +0,6% sia per il 2024 che per il 2025. Una percentuale che, se paragonata al +1,2% previsto per l’intera area dell’euro, evidenzia un divario preoccupante: l'Italia viaggia a una velocità che è esattamente la metà di quella dei suoi principali partner continentali.

Le previsioni Ocse smontano la narrazione governativa

Questi dati smontano pezzo per pezzo la narrazione che l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha portato avanti con insistenza. Solo a giugno, la presidente del Consiglio aveva esultato per una presunta performance migliore di quella di Francia e Germania. Quella “locomotiva d’Europa” evocata dalla propaganda si rivela, alla luce dei fatti, un’immagine lontana dalla realtà dei numeri.

Il giudizio sull'azione di Giorgetti e il nodo del debito pubblico

La cura economica affidata al ministro Giancarlo Giorgetti, sebbene abbia ottenuto un giudizio di sostanziale approvazione dall’Ocse, non sembra in grado di imprimere la spinta di cui l’economia avrebbe urgente bisogno. Il vero nodo da sciogliere rimane l’elevatissimo livello del debito pubblico, un macigno che limita ogni manovra e che richiederebbe uno sforzo continuo e deciso per essere ridotto.

Il monito dell'Ocse e la manovra delicata del governo

Le parole del capoeconomista dell’Ocse, Alvaro Santos Pereira, il quale ha sottolineato l’importanza di perseverare negli sforzi di consolidamento fiscale, suonano come un monito per Palazzo Chigi. La manovra economica che il governo è chiamato a redigere si annuncia dunque come un’impresa delicatissima, da condurre sul filo di un rasoio tra la necessità di non frenare una crescita già fiacca e l’obbligo di tenere sotto controllo i conti pubblici.

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