Crescita anemica, Confindustria indica la via: Pnrr, manovra e risparmi privati
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Redazione Economia
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Il motore dell’economia nazionale, penalizzato da un contesto globale tutt’altro che favorevole, fatica a trovare slancio, procedendo a un ritmo che il centro studi di Confindustria non esita a definire “anemico”. Le previsioni di quest’autunno, che si inseriscono in un dibattito già carico di aspettative, delineano per il Pil italiano un aumento appena dello 0,5% nel 2025, un dato che, se paragonato alle attese di aprile, segna un ulteriore, seppur lieve, arretramento. Una ripresa che, pur accelerando leggermente l’anno successivo fino a un +0,7%, sembra destinata a ripercorrere le traiettorie del 2024, senza riuscire a compiere quel balzo in avanti che molti si augurano.
Il Pnrr come argine alla stagnazione
In questo scenario, che alcuni definirebbero di stallo, il Piano nazionale di ripresa e resilienza emerge con forza come un fattore determinante, quasi un argine contro una stagnazione altrimenti inevitabile. È lo stesso rapporto del Csc a evidenziare, senza mezzi termini, che senza il contributo propulsivo degli investimenti legati al Pnrr, il prossimo biennio per l’Italia non si caratterizzerebbe per una timida crescita, bensì per una completa assenza di espansione economica. Un dato che, da solo, basta a spiegare l’urgenza con cui le istituzioni sono chiamate a garantire l’efficace attuazione del piano.
La necessità di una manovra per gli investimenti
All’imprescindibile traino del Pnrr, tuttavia, deve necessariamente essere affiancata una manovra di bilancio capace di proseguire con determinazione sulla strada degli incentivi agli investimenti produttivi. È questa la cura proposta da Confindustria per affrontare una fase congiunturale così delicata, un intervento che il governo è sollecitato a mettere in campo per muovere il Paese, agendo sulle leve ritenute più efficaci. La richiesta, che va ben oltre la mera gestione dell’esistente, si trasforma in una chiara chiamata all’azione affinché la politica economica sappia accompagnare e moltiplicare gli effetti positivi in corso.
L'appello di Orsini: serve un obiettivo più ambizioso
A dare ulteriore peso a questa visione è il presidente Emanuele Orsini, il quale, presentando le analisi del centro studi, ha lanciato un appello per un grande progetto di rilancio nazionale, ritenendo insufficiente l’obiettivo dello 0,5%. “Noi dobbiamo essere ambiziosi e puntare all’1,5-2% di crescita”, ha affermato Orsini, rilanciando con forza l’idea di convogliare il risparmio privato, di cui gli italiani sono tradizionalmente ricchi, verso l’economia reale. Un modello, quello di attrarre capitali per finanziare lo sviluppo, che guarda con attenzione a quanto annunciato da altre grandi economie europee, in un’ottica di competitività sistemica che non può più essere elusa.




