Denuncia il branco, la zia la picchia per farla ritrattare

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una giovane donna, che aveva denunciato di essere stata vittima di violenze sessuali da parte di un branco quando era minorenne, è stata ripetutamente aggredita dalla zia 78enne nel tentativo di costringerla a ritrattare. I fatti, accaduti a Oppido Mamertina, in Calabria, hanno portato all’arresto della donna, accusata di atti persecutori e lesioni personali aggravate, mentre per il figlio, di 47 anni, è stato disposto il divieto di avvicinamento alla cugina.

Le indagini, condotte dalla Procura di Palmi e supportate da mesi di intercettazioni, hanno rivelato un clima di intimidazioni e violenze domestiche. La zia, secondo le accuse, avrebbe usato minacce e perfino frustate con una corda, cercando di piegare la volontà della nipote, che aveva avuto il coraggio di denunciare gli abusi subiti da un gruppo di giovani, tra i quali figurerebbero anche esponenti di famiglie legate alla ’ndrangheta.

I presunti stupri, avvenuti tra Seminara e Castellace di Oppido Mamertina tra il 2022 e il 2023, erano stati commessi quando la vittima era ancora minorenne, così come un’altra ragazza coinvolta. La vicenda, emersa solo dopo un lungo lavoro investigativo, mette in luce non solo la brutalità degli aggressori ma anche la pressione esercitata da parte di chi, invece di sostenerla, ha cercato di zittirla con la forza.

La giovane, il cui nome non può essere pubblicato, ha resistito alle violenze fisiche e psicologiche, continuando a collaborare con la giustizia nonostante le vessazioni subite in famiglia. Un atto di coraggio che contrasta con l’ombra del silenzio e della paura che spesso avvolge simili casi, soprattutto in territori dove il potere criminale condiziona ancora molte esistenze.

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