Calabria, la ragazza che denunciò gli stupri subiti a 14 anni minacciata e picchiata dai parenti
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Redazione Interno
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"Non uscire, stattene a casa, ancora non ti è bastato quello che ti è successo, che vai a fare la puttana in mezzo alla strada?". "Devi morire, puttana". Queste sono solo alcune delle frasi con cui una donna di 79 anni, zia della vittima, avrebbe aggredito verbalmente e fisicamente la nipote a Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria. La ragazza, che nel 2023 aveva denunciato di essere stata ripetutamente stuprata da un branco in cui figuravano anche rampolli di famiglie legate alla 'ndrangheta, è stata presa a sassate, strattonata e persino frustata con una corda. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, i parenti avrebbero cercato di costringerla a ritirare la querela, arrivando a rinchiuderla in una stanza con la bocca tappata mentre la picchiavano.
La vicenda risale a un periodo compreso tra il gennaio 2022 e il novembre 2023, quando la giovane, all’epoca appena quattordicenne, subì violenze di gruppo insieme a un’amica in due diversi comuni del reggino, Seminara e Castellace di Oppido Mamertina. Tra gli accusati figurano i figli di esponenti locali delle cosche, motivo per cui, una volta sporta denuncia, la ragazza si sarebbe trovata di fronte non solo alla difficoltà del percorso giudiziario, ma anche alle ritorsioni della propria famiglia. La zia, insieme a un cugino, le avrebbe rivolto minacce di morte, insultandola e colpendola fino a lasciarla "a sangue", come riportano gli atti.
Gli inquirenti della Procura di Palmi, coordinati dal procuratore capo Giuseppe Casciaro, hanno raccolto le testimonianze che hanno portato all’arresto dei presunti stupratori e, successivamente, anche dei familiari accusati di maltrattamenti e tentata ostacolazione alla giustizia. La dinamica, emersa dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni della vittima, mostra una doppia violenza: quella subita dal branco e quella inflitta da chi avrebbe voluto costringerla al silenzio.




