Maserati, il bilancio di Stellantis certifica un 2025 orribile con appena 7.900 consegne

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il dado è tratto, e per la casa del Tridente i numeri disegnano lo scenario peggiore dall’inizio dell’era moderna del marchio, quella che aveva visto, nel 2017, il picco storico di 51.500 unità grazie al traino di modelli come la Ghibli e il primo SUV della sua storia, il Levante. Ieri, 26 febbraio, con la pubblicazione dei dati ufficiali da parte del gruppo Stellantis, è arrivata la certificazione di un crollo verticale: nel 2025 Maserati ha consegnato a livello globale solamente 7.900 vetture, un dato che rappresenta un tonfo del 30% rispetto alle già magre 11.300 dell’anno precedente, il quale a sua volta aveva fatto segnare un -57% sul 2023. Si tratta, in sostanza, di una perdita secca di oltre l’84% dei volumi in meno di un decennio, un’emorragia che riporta le lancette indietro di quindici anni, ai livelli del 2012.

Una crisi finanziaria che non risparmia ricavi e marginalità

Le ripercussioni di questo tracollo commerciale si riflettono inevitabilmente sui conti, dipingendo un quadro finanziario a tinte fosche. I ricavi del marchio sono scivolati a 726 milioni di euro, contro il miliardo e 40 milioni del 2024, segnando un calo del 30,1% che viaggia in perfetta sintonia con la diminuzione delle consegne. Se è vero che il risultato operativo adjusted mostra un lieve miglioramento, attestandosi a -198 milioni rispetto ai -260 milioni dell'anno precedente, il margine operativo sul fatturato è precipitato al -27,3%, un dato che gli analisti leggono come il sintomo di una politica commerciale costretta a ricorrere a forti incentivazioni per smaltire gli stock, specialmente in un mercato chiave come quello nordamericano.

La concorrenza corre, il Tridente arranca

Per comprendere appieno la portata del tracollo, basta gettare uno sguardo ai competitor diretti. Porsche, il rivale con cui Maserati ambirebbe a confrontarsi, ha chiuso l'anno con 279.449 vetture immatricolate: significa che la casa di Stoccarda, in pratica, vende in undici giorni ciò che il Tridente fatica a piazzare in un intero anno. Ma l'umiliazione non finisce qui: persino marchi come Ferrari e Lamborghini, da sempre votati a un'esclusività che ne limita i volumi per scelta strategica, hanno superato Maserati in termini di unità vendute, con rispettivamente 13.640 e 10.747 auto consegnate. Un paragone impietoso, che evidenzia come il posizionamento del marchio modenese sia oggi in una sorta di limbo: non abbastanza esclusivo per competere con l'iper-lusso, e troppo debole per insidiare i grandi volumi del premium tedesco.

Le ragioni di un declino: lineup azzerata e domanda in frenata

Le motivazioni di questa débâcle, stando alle analisi degli ultimi mesi e ai report sindacali, affondano le radici in una strategia di prodotto quantomeno rischiosa. Stellantis ha puntato tutto su una progressiva riduzione della gamma, portando al pensionamento senza eredi immediati di pilastri commerciali come la stessa Ghibli, il Quattroporte e, di fatto, il Levante. L'intera responsabilità delle vendite è ricaduta sulle spalle della Grecale, lanciata nel 2022, ma il cui appeal, dopo un primo anno a 14.500 unità, si è rapidamente affievolito. A ciò si aggiungono fattori esogeni non trascurabili, come l'impatto dei dazi statunitensi sui veicoli importati e un raffreddamento della domanda per i beni di lusso nel mercato cinese, una combinazione che l'ex CEO di Stellantis, Carlos Tavares, aveva definito una “tempesta perfetta”. La produzione nei primi nove mesi del 2025 nello stabilimento storico di Modena, dove ora si assemblano le nuove GranTurismo e GranCabrio, era crollata a sole 75 unità, con i lavoratori in larga parte coperti da contratti di solidarietà, a testimonianza di una crisi che è prima di tutto industriale e occupazionale.

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