Tadej Pogacar e l’eredità di Saronni: la Sanremo come ossessione dei fenomeni
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Redazione Sport
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Ci sono vittorie che sembrano scritte nel destino di un corridore, eppure, quando finalmente arrivano, assumono il sapore di una liberazione più che di una semplice affermazione. Tadej Pogačar, domenica scorsa, ha finalmente tolto il dente della Milano-Sanremo, quella Classicissima che per anni gli si era negata nonostante un talento capace di piegare qualsiasi altra corsa a sua volontà. Un’impresa, la sua, che nel mondo del pedale richiama immediatamente alla memoria un altro gigante, un altro fuoriclasse che prima di lui dovette sputare l’anima per conquistare il traguardo di via Roma. Si tratta di Beppe Saronni, il campione di Parabiago, la cui epopea sanremese del 1983 rappresenta ancora oggi un precedente storico carico di significato.
Saronni, infatti, arrivò alla vittoria della settantaquattresima edizione della corsa dopo un vero e proprio calvario sportivo. Per lui, che già indossava la prestigiosa maglia iridata di campione del mondo conquistata a Goodwood nel 1982, la Sanremo era diventata una “dolce ossessione”: ci aveva provato per sette volte, raccogliendo tre secondi posti consecutivi tra il 1978 e il 1980, battuto prima da Roger De Vlaeminck e poi da Pierino Gavazzi. La vigilia di quella storica edizione del 19 marzo 1983, però, il corridore della Del Tongo-Colnago decise di rompere l’incantesimo con un gesto quasi scaramantico. Radunò in camera d’albergo i fedelissimi Leonardo Natale e Roberto Ceruti, offrendo loro un cabaret di pasticcini e due bottiglie di spumante, un brindisi che ai più sembrava un azzardo ma che per lui rappresentava l’atto di forza mentale necessario per trasformare un piazzamento in una vittoria.
L’atto di forza sul Poggio e il trionfo in maglia iridata
La gara del 1983 si sviluppò su un percorso di 294 chilometri che, dopo una prima parte dominata dalla fuga, vide Francesco Moser scatenarsi in discesa dalla Cipressa per selezionare il gruppo. Fu sul Poggio, l’ultima asperità prima del rettilineo finale, che Saronni mise in atto il piano studiato alla vigilia. Con uno scatto violento, quello stesso che gli valse il soprannome di “fucilata di Goodwood”, lasciò sul posto gli ultimi avversari, compreso lo spagnolo Juan Fernandez e il francese René Bittinger che avevano tentato l’allungo.
La discesa successiva, affrontata con una velocità e una tecnica che ancora oggi vengono ricordate come da manuale, gli permise di incrementare il vantaggio fino a tagliare il traguardo di via Roma con 44 secondi di vantaggio su Guido Bontempi. Con quel successo, Saronni entrò in un club esclusivissimo: quello dei corridori capaci di vincere la Classicissima indossando la maglia iridata di campione del mondo, un’impresa riuscita prima di lui solo ad Alfredo Binda, Eddy Merckx e Felice Gimondi. Al termine della fatica, i cronisti dell’epoca descrissero il suo gesto mentre si piegava sul manubrio come un “mietitore che depone la falce”, quasi a suggellare la fine di un’attesa lunga anni.
L’altra Sanremo: il dominio del Team OMCC nella Granfondo
Se il giorno della Milano-Sanremo dei professionisti è stato segnato dal genio di Pogačar, il giorno successivo, sulle stesse strade della Riviera dei Fiori, a raccogliere l’eredità è stato un team italiano che ha monopolizzato la scena. Alla Granfondo Sanremo–Sanremo “La Classicissima”, giunta alla sua dodicesima edizione, il Team Officine Mattio Cc (OMCC) ha piazzato un vero e proprio poker di prestigio. Con sei atleti al via, la squadra ha conquistato l’intero podio maschile assoluto della manifestazione, un evento nato dodici anni fa proprio il giorno dopo la corsa dei professionisti per volontà dell’Uc Sanremo.
A trionfare è stato Nicholas Calipa, ventitreenne di Camporosso, che ha dimostrato una resistenza notevole nonostante le condizioni meteo proibitive. Come raccontato dal presidente organizzatore Fabrizio Fusini, la pioggia ha accompagnato i partecipanti per l’intero percorso, cessando soltanto nel momento del traguardo. Alle spalle del vincitore, che corre proprio per il team OMCC, si sono classificati rispettivamente Alex Worsdale e Massimiliano Barbero Piantino, completando così un dominio assoluto che ha visto protagonisti anche Federico Borella, Mattia Magnaldi e Vanessa Santeliz Bautista tra gli altri iscritti della scuderia.
Obiettivo Grande Slam: la caccia ai Monumenti dopo la liberazione
Con la Sanremo finalmente in bacheca, la prospettiva che si apre davanti a Tadej Pogačar è quella di un’impresa che appartiene più alla leggenda che alla realtà storica del ciclismo. Una volta tolto il “dente più doloroso”, lo sloveno ha dichiarato apertamente di volersi spingere dove nessuno è mai arrivato: vincere di fila, uno dopo l’altro, tutti e cinque i Monumenti. Nel suo mirino, dopo il successo in Riviera, c’è ora il Giro delle Fiandre e la Parigi-Roubaix, quest’ultima l’unica gemma che ancora manca al suo straordinario palmarès, prima di puntare alla Freccia Vallone, alla Liegi-Bastogne-Liegi e infine al Giro di Lombardia in autunno.
Un’ambizione, quella di accaparrarsi l’intera stagione delle Classiche senza lasciare “neanche una briciola”, che riporta alla mente i miti del passato come Eddy Merckx, ma anche campioni di altri sport capaci di stagioni perfette. A questo si aggiungerà poi l’obiettivo di conquistare il quinto Tour de France della carriera, un traguardo che lo proietterebbe definitivamente in una dimensione storica in cui pochi atleti, non solo nel ciclismo, sono riusciti a entrare.




