Prato nevoso, il boom turistico che soffoca frabosa
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Redazione Interno
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Le luci del successo, che dopo stagioni magre hanno ridato speranza alle imprese montane, proiettano ombre lunghe sulle strade e la vita quotidiana dei centri abitati. È il quadro, complesso e per certi versi spaccato, che emerge dalla valle di Frabosa Sottana, dove il rinnovato, e per molti versi insperato, boom di presenze a Prato Nevoso ha generato una serie di criticità tali da spingere i residenti a scrivere alle istituzioni. Alcuni di loro, come una maestra in pensione di 78 anni, proprietaria di una seconda casa dal 2001, hanno scelto di inviare lettere ai giornali, definendosi “comuni cittadini” che non amano le polemiche sterili ma che si sentono costretti a far sentire la propria voce di fronte a una situazione divenuta ormai insostenibile.
La congestione oltre i limiti della tolleranza
Il cuore del problema, come denunciato, risiede nell’eccessivo numero di veicoli che, in particolari giorni festivi come quelli tra il 27 e il 28 dicembre, hanno puntato verso gli impianti di risalita, saturando una viabilità che non è strutturata per simili volumi di traffico. Il flusso, inarrestabile e caotico, non ha creato disagi solamente per chi abita stabilmente in quei luoghi, ma anche per coloro che possiedono un appartamento e che, pur pagando regolarmente Imu e Tari, si ritrovano di fatto impossibilitati a goderne, intrappolati in colonne interminabili o nella ricerca di un parcheggio inesistente. Persino i turisti più affezionati, che pure sono la linfa dell’economia locale, hanno vissuto sulla propria pelle le conseguenze di una pianificazione carente, trovandosi in un ambiente congestionato e sotto stress.
Le criticità che vanno oltre il traffico
Sebbene la mobilità rappresenti l’aspetto più visibile e immediatamente percepibile del disagio, le segnalazioni indicano problematiche più ampie e sistemiche. La gestione dei rifiuti, ad esempio, viene citata come uno dei servizi che ha mostrato la corda sotto la pressione di una popolazione moltiplicata in pochi giorni, sollevando interrogativi sulla capacità di risposta dell’apparato amministrativo e tecnico. A ciò si aggiunge una percezione, espressa con amarezza da alcuni, di essere lasciati in uno stato di abbandono, come se una parte della località, quella che vive al di fuori degli impianti, fosse sacrificabile di fronte agli introiti garantiti dal flusso turistico. Una sensazione di inascolto che spinge a rivolgersi direttamente alle massime cariche, dal sindaco al presidente della Provincia di Cuneo, fino al presidente della Regione, nella speranza di un intervento risolutore.
La ricerca di un equilibrio possibile
Dall’altra parte della barricata, i gestori degli impianti sciistici, pur beneficiando del ritorno di folla e del cosiddetto “ritorno della neve”, si trovano a dover gestire una domanda che in certi frangenti rischia di superare la capacità di offerta in termini di sicurezza e qualità del servizio. La proposta di istituire un accesso a numero chiuso, avanzata da alcuni, rimbalza come un’ipotesi estrema ma significativa, mentre viene ribadita la necessità di un coinvolgimento diretto e operativo del Comune per orchestrare soluzioni condivise. Il nodo, dunque, non è semplicemente festeggiare il successo di una stagione iniziata sotto i migliori auspici, ma riuscire a governarlo, trasformando una situazione emergenziale in un modello di sviluppo sostenibile che non schiacci chi, in quella montagna, ci vive e ci investe tutto l’anno.




