Argentina, Lautaro nella delusione collettiva: zero minuti in finale, da eroe a dimenticato

Argentina, Lautaro nella delusione collettiva: zero minuti in finale, da eroe a dimenticato
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Redazione Sport Redazione Sport   -   L'Argentina non è riuscita a ripetere l'impresa di Qatar 2022 e la Spagna ha alzato al cielo il trofeo iridato a New York, ma tra le macerie di questa sconfitta, per quanto pesante e dolorosa, a fare più rumore è il mancato utilizzo di Lautaro Martinez. L'attaccante dell'Inter, decisivo dalla panchina nella semifinale contro l'Inghilterra con un gol che ha cambiato le sorti dell'incontro, non ha visto il campo neppure per un istante nella sfida che valeva il titolo, rimanendo relegato in panchina per tutti i 120 minuti di gioco.

Una scelta, quella del ct Scaloni, che ha scatenato un dibattito acceso tra addetti ai lavori e tifosi, alimentato dalle oggettive difficoltà incontrate dalla squadra sul piano della manovra offensiva e dalle scelte di gestione della partita dettate dagli eventi.

Una finale condizionata dagli infortuni e dall'espulsione

La gara con la Spagna si è messa subito in salita per l'Argentina, complice un avvio contratto e alcune decisioni arbitrali che hanno cambiato il volto della partita. L'infortunio di Lisandro Martinez, costretto a uscire prima della fine del primo tempo, ha obbligato Scaloni a inserire Otamendi, bruciando un cambio fondamentale già nei primi 45 minuti. A ciò si è aggiunta la sostituzione di Paredes all'intervallo, con l'obiettivo di dare maggiore consistenza al centrocampo, e il cambio sulla fascia destra con Molina dopo un'ora di gioco.

La vera svolta, però, è arrivata con l'espulsione di Enzo Fernandez, che ha costretto l'Argentina a giocare in inferiorità numerica e a rivedere completamente i piani tattici. A venti minuti dal termine, con il risultato ancora in bilico, Scaloni ha gettato nella mischia Medina e Simeone, completando di fatto i cinque cambi a disposizione nei tempi regolamentari, senza però richiamare in panchina il nome del Toro.

Da eroe in semifinale a spettatore non pagante

La parabola di Lautaro Martinez in questo Mondiale è stata quanto meno altalenante, partito titolare nelle prime uscite salvo poi perdere il posto a favore di Julian Alvarez, aveva ritrovato il suo momento più alto in semifinale. Il suo ingresso dalla panchina era stato decisivo, con una zampata che aveva spento le speranze inglesi e riacceso l'entusiasmo di un popolo intero. Proprio per questo, il suo completo oblio nella partita più importante appare ancora più stridente, quasi un paradosso che ha lasciato tutti quanti con un punto interrogativo enorme sulla testa.

Scaloni, dopo l'espulsione, ha preferito inserire Senesi per blindare la difesa e spostare Alvarez praticamente a centrocampo, impostando un inedito 5-3-1 in cui il giocatore dell'Atletico Madrid agiva come raccordo, sacrificando completamente la presenza di una seconda punta pura. Una scelta dettata dalla necessità di contenere le ripartenze spagnole e di reggere l'urto fisico, ma che ha di fatto cancellato le speranze di vedere Lautaro protagonista.

Il giorno dopo e le critiche: Stramaccioni e Tardelli a confronto

Il giorno dopo la sconfitta, l'eco delle polemiche si è fatta sentire con forza, e a commentare la gestione di Scaloni sono stati diversi esperti del calcio italiano. Andrea Stramaccioni, intervenuto negli studi della Rai, ha parlato di una scelta quanto meno opinabile, sottolineando come in certi momenti l'allenatore abbia il dovere di provare a cambiare l'inerzia di una partita, anche a costo di compiere scelte coraggiose.

Stramaccioni ha però ammesso che il ct è stato particolarmente sfortunato, costretto a rimescolare la difesa in continuazione a causa dei problemi fisici che hanno falcidiato il reparto arretrato, ma ha ribadito che tenere fuori un giocatore come Lautaro, capace di risolvere partite con un guizzo, resta un'occasione mancata. Anche Marco Tardelli, presente in studio, si è mostrato perplesso, lasciando intendere che forse il mister avrebbe potuto valutare diversamente gli ingressi, pur comprendendo le difficoltà contingenti legate alle assenze e alla superiorità numerica degli avversari.

Intanto, la moglie di Lautaro, attraverso i social, ha provato a sdrammatizzare la situazione affermando che il calciatore è già concentrato sugli impegni futuri, ma lo sguardo perso del Toro in panchina durante la premiazione ha raccontato una storia ben diversa.

Un rimpianto che pesa come un macigno

Al di là delle valutazioni tecniche e delle scelte di formazione, resta il fatto che Lautaro Martinez, da eroe della semifinale, si è ritrovato a essere un comprimario silenzioso e immobile nella finale più importante della sua carriera. La sua assenza dal terreno di gioco non è stata solo una questione di minutaggio, ma il simbolo di una serata storta in cui tutto ciò che poteva andare storto è effettivamente andato storto.

Il capitano dell'Inter, abituato a caricarsi la squadra sulle spalle nei momenti di difficoltà, ha dovuto assistere inerme al trionfo spagnolo e alla débacle di una Nazionale che per novanta minuti e oltre non è riuscita a esprimere il proprio gioco. Che si sia trattato di una dimenticanza, di una scelta tattica o di una mera questione di necessità, poco importa: la delusione per lui e per tutto il movimento argentino è destinata a rimanere a lungo, impressa nella memoria come una delle pagine più amare di questa rassegna iridata.

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