Mondiale 2026, la scelta di Scaloni su Lautaro divide l'Argentina: "Vergogna"
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Redazione Sport
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La notte di Madrid, quella che avrebbe dovuto consacrare il bicampeonato dell'Argentina, si è trasformata in un incubo per Lionel Scaloni e per i 40.000 tifosi albicelesti giunti nella capitale spagnola. La sconfitta per 2-1 contro la Spagna, maturata nei minuti di recupero grazie alla rete di Nico Williams, ha scatenato un vespaio di polemiche che va ben oltre il semplice risultato tecnico.
A finire sul banco degli imputati non è tanto l’undici sceso in campo, ma una scelta che ha dell’inspiegabile per molti osservatori: l’esclusione totale di Lautaro Martínez, il "Toro" che aveva trascinato la selezione fino all’atto conclusivo della competizione. Mentre i giocatori iberici alzavano al cielo la coppa, l’attaccante dell’Inter, in lacrime, si allontanava dal terreno di gioco senza aver mai ricevuto il richiamo dal bordo campo; un'immagine destinata a restare impressa per molto tempo nell’immaginario collettivo dei tifosi argentini.
L'analisi di Longhi: "Due modi di fare calcio opposti"
Il noto giornalista sportivo Bruno Longhi non ha usato giri di parole nel commentare la prestazione della nazionale sudamericana, definendola con un termine forte come "vergüenza". Nel suo intervento, che ha rapidamente fatto il giro dei social e delle emittenti sportive, Longhi ha sottolineato come gli argentini siano apparsi "fastidiosi e intimidatori", quasi una versione estrema di quella garra che tanto aveva caratterizzato le vittorie passate ma che, in questa occasione, ha finito per trasformarsi in un boomerang.
"È difficile arbitrare una partita del genere", ha aggiunto il giornalista, "perché di fronte si aveva una Spagna che esprimeva calcio di palleggio e tecnica pura, contro una squadra che ha arrancato per novanta minuti e si è svegliata solo negli ultimi istanti, quando ormai il danno era fatto". La netta differenza tra l’approccio iberico e quello albiceleste, secondo Longhi, ha messo in luce i limiti di un centrocampo che faticava a mantenere il possesso palla e di una difesa che spesso si lasciava superare con troppa facilità dalle ripartenze avversarie.
Lautaro, da eroe a dimenticato: il rebus tattico di Scaloni
Eppure, fino a sette giorni prima, il clima era radicalmente diverso. Lautaro Martínez, reduce da un torneo giocato ad altissimi livelli, era stato l’artefice della rimonta contro l'Egitto con un assist illuminante per Enzo Fernandez e, soprattutto, il giustiziere dell'Inghilterra con un gol nel recupero che aveva mandato in estasi l’intero paese.
Tre reti complessive, due delle quali pesantissime perché arrivati nei quarti di finale contro la Svizzera e nella semifinale contro gli inglesi, gli avevano restituito quella fiducia che gli era mancata durante il Mondiale in Qatar del 2022, dove aveva perso il posto da titolare in favore di Julian Alvarez. In questa edizione, il capitano dell'Inter sembrava aver finalmente trovato la sua dimensione in nazionale, diventando il terminale offensivo ideale per le ripartenze di Scaloni.
Il suo senso del goal, la capacità di proteggere palla spalle alla porta e di attaccare la profondità lo avevano reso insostituibile, eppure proprio nel momento più importante, con la coppa del mondo in palio, il ct ha deciso di lasciarlo in panchina. Una decisione che ha lasciato perplessi anche i commentatori spagnoli, i quali si sono chiesti come mai un giocatore in uno stato di grazia come Lautaro non abbia trovato spazio in un match che richiedeva di colpire negli ultimi venti minuti con un attaccante di peso specifico.
Il futuro del "Toro" e il ritorno all'Inter
Le lacrime di gioia per il gol all’Inghilterra si sono trasformate, in meno di una settimana, in lacrime di disperazione. Per Lautaro Martínez, che aveva sognato di alzare la coppa da protagonista, l'onta di non aver giocato nemmeno un minuto nella finale rappresenta una ferita che il tempo difficilmente potrà rimarginare del tutto.
I tifosi argentini, sui canali ufficiali della federazione, hanno inondato i commenti con messaggi di solidarietà per il giocatore ma anche di forte critica verso lo staff tecnico, reo di aver sprecato un talento che, in altri contesti, sarebbe stato il primo nome sulla lista dei titolari. Ora il pensiero di Lautaro corre verso Milano, verso l'Inter di Simone Inzaghi, dove è atteso per ritrovare quella continuità di gioco e quei minuti che in nazionale gli sono stati negati nel momento più amaro.
Il campionato italiano, che riprenderà tra pochi giorni, potrebbe rappresentare il giusto antidoto per dimenticare questa cocente delusione, anche se il dubbio su cosa sarebbe potuto accadere se fosse entrato al posto di un Alvarez apparso in ombra per gran parte della gara resterà per sempre un interrogativo a cui difficilmente si potrà dare una risposta definitiva.
Polemica arbitrale e reazioni nel mondo del calcio
Al di là del caso Lautaro, la finale ha acceso i riflettori anche sulla direzione di gara, giudicata da molti come troppo permissiva nei confronti della fisicità spagnola e troppo severa con gli argentini. L'episodio del gol annullato a Messi per un presunto fuorigioco millimetrico ha alimentato le teorie dei complottisti, anche se le immagini del VAR non hanno lasciato spazio a dubbi particolari.
Ciò che ha pesato, nella ricostruzione del dopo partita, è stato l'atteggiamento generale dell’Argentina: una squadra che, dopo aver dominato per lunghi tratti il mondiale, ha pagato a caro prezzo l'approccio sbagliato a una gara secca. La Spagna, dal canto suo, ha dimostrato una maturità straordinaria, capitalizzando al meglio le occasioni create e difendendo con ordine quando gli avversari cercavano il forcing finale.
Mentre i campioni del mondo festeggiavano, dall'altra parte del campo si consumava il dramma di un gruppo che aveva puntato tutto sulla riconferma e che invece si è trovato a fare i conti con una realtà dura da accettare.
Scaloni, che pure aveva raccolto l'eredità di un ciclo vincente, dovrà ora gestire le conseguenze di una scelta che rischia di minare il rapporto con alcuni dei senatori dello spogliatoio, a partire proprio da quel Toro che, a soli ventotto anni, ha ancora tanto da dare a questa maglia ma che forse, dopo questa esclusione, avrà bisogno di tempo per ricostruire il feeling con il suo commissario tecnico.




