Fabrizio Plessi, da Reggio Emilia alla videoarte internazionale
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Fabrizio Plessi, pioniere della videoarte e delle videoinstallazioni in Italia, è morto domenica 23 agosto all’età di 86 anni all’ospedale di Dolo, lasciando una storia artistica che conserva un forte legame con Reggio Emilia. Nato nella città emiliana il 3 aprile 1940, Plessi aveva costruito un percorso capace di portarlo verso mostre e installazioni in numerose località e in contesti internazionali, senza interrompere il rapporto con la propria terra d’origine. Venezia era diventata nel tempo la sua città d’elezione, ma nel ricordo seguito alla sua scomparsa è riemerso con forza anche il filo che lo univa all’Emilia, alla formazione artistica e alle esperienze che hanno accompagnato l’inizio della sua ricerca.
Le radici di Fabrizio Plessi e il legame con Reggio Emilia
Il rapporto tra Fabrizio Plessi e Reggio Emilia attraversa la sua biografia fin dagli anni della formazione. Nella città aveva frequentato il liceo artistico e aveva avviato gli studi che avrebbero accompagnato la sua crescita, prima del trasferimento a Venezia e del successivo percorso legato all’Accademia di Belle Arti. Anche vivendo altrove, il legame con Reggio era rimasto riconoscibile. Elisabetta Farioli, storica dell’arte, già curatrice e poi direttrice dei Musei Civici, lo ha ricordato come uno degli artisti più significativi della città, sottolineando come fosse sempre rimasto molto legato a Reggio nonostante avesse trascorso la propria vita anche in altri luoghi.
La sua presenza nel ricordo della città è collegata anche alle numerose mostre e alle occasioni in cui il suo lavoro è tornato nel territorio d’origine. Plessi era conosciuto soprattutto per le videoinstallazioni, linguaggio attraverso il quale ha costruito una ricerca fondata sull’incontro tra elementi fisici e immagini elettroniche. Nel suo percorso materia e immateriale si affiancano, mentre l’acqua diventa uno degli elementi centrali di opere capaci di trasformare il flusso naturale attraverso la tecnologia. È una ricerca che privilegia la dimensione poetica ed essenziale dell’energia, senza affidarsi alla retorica, e che ha accompagnato l’artista lungo una carriera sviluppata ben oltre i confini della città in cui era nato.
Acqua, tecnologia e materia nella ricerca di Plessi
La videoarte di Fabrizio Plessi si è sviluppata proprio attorno alla possibilità di mettere in relazione dimensioni apparentemente distanti. L’acqua, la materia e il movimento entrano nelle sue opere insieme alla tecnologia, dando forma a installazioni nelle quali ciò che è naturale viene tradotto e trasformato attraverso il video. Il flusso diventa così una presenza visiva e plastica, quasi una scultura costruita con immagini e dispositivi elettronici. La sua ricerca ha insistito sulla tensione tra materia e immateriale, facendo dell’energia e della trasformazione due elementi ricorrenti di un linguaggio che lo ha reso uno dei pionieri italiani delle videoinstallazioni.
In questa traiettoria si inserisce anche il riferimento ai “lavatoi dell’anima”, espressione che richiama una parte della relazione tra Plessi, l’acqua e la dimensione più profonda della sua ricerca. L’artista ha lavorato sulla materia liquida senza ridurla a semplice elemento decorativo: l’acqua diventa presenza, movimento e immagine, mentre la tecnologia ne modifica la percezione e la inserisce nello spazio dell’opera. È proprio questa fusione tra elementi concreti e componenti immateriali a caratterizzare il suo lavoro, sviluppato attraverso mostre e interventi che hanno contribuito a consolidarne la notorietà a livello internazionale.
Il ricordo dell’artista e dell’insegnante attento ai giovani
Accanto al Plessi artista emerge anche il profilo dell’insegnante, ricordato per il rapporto con le nuove generazioni. Luca Massimo Barbero, direttore e prossimo presidente dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, nonché per oltre diciassette anni curatore associato della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, ha richiamato proprio questo aspetto della sua figura. Plessi viene ricordato come un docente disponibile al confronto con i giovani, oltre che come un artista inesauribile. La dimensione didattica si affianca quindi alla lunga attività dedicata alla videoarte e restituisce un ritratto che non si limita alle opere, ma comprende anche il dialogo con chi si avvicinava alle nuove forme dell’espressione artistica.
Il legame con Venezia e quello con Reggio Emilia restano così due coordinate centrali nella vicenda di Fabrizio Plessi. Da una parte la città scelta per vivere e sviluppare una parte fondamentale del proprio percorso, dall’altra la terra d’origine alla quale, secondo chi lo ha conosciuto e seguito, era rimasto profondamente legato. Tra formazione artistica, sperimentazione tecnologica, videoinstallazioni e attività di insegnamento, la sua esperienza ha unito luoghi e linguaggi diversi. Nel ricordo seguito alla morte a 86 anni tornano soprattutto le radici emiliane, il lavoro sull’acqua e sulla materia liquida e la capacità di portare il video dentro una ricerca artistica costruita sull’incontro tra energia, tecnologia e forme visibili.
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