Strage 2 agosto, il ricordo e le polemiche. Meloni parla di "terrorismo", Schlein: "Matrice neofascista"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A quarantasei anni da quel 2 agosto 1980, Bologna si è fermata per ricordare le 85 vittime e i oltre 200 feriti della strage alla stazione ferroviaria, un evento che continua a rappresentare una ferita profonda nella storia repubblicana e che, ancora oggi, spacca la politica. La ricorrenza è stata caratterizzata come da tradizione da un corteo silenzioso e partecipato, culminato nella cerimonia in piazza Medaglie d'Oro, dove le istituzioni, i familiari delle vittime e i cittadini si sono riuniti per onorare la memoria di quella mattina d'estate.

La giornata, tuttavia, si è trasformata in un ennesimo campo di scontro politico, incentrato sulla matrice dell'attentato e sul mancato riconoscimento, da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, delle sentenze che hanno attribuito la strage al neofascismo.

Il messaggio del presidente Mattarella e la "strategia neofascista"

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato un messaggio alla città in cui ha espresso parole inequivocabili, sottolineando come la strage rappresenti il risultato di una "spietata strategia eversiva neofascista tesa a distruggere i valori costituzionali".

Il Capo dello Stato ha ricordato che il dolore per quella strage è "inciso nella storia repubblicana e nella coscienza degli italiani", e ha elogiato il lavoro della magistratura e delle istituzioni che, con il loro impegno, si sono dimostrate più forti dei tentativi di depistaggio, rendendo omaggio alla tenacia dei familiari delle vittime nella loro lunga ricerca della verità.

Le sue parole, che hanno fatto esplicito riferimento alla strategia del terrore neofascista, hanno trovato un forte riscontro tra i presenti e sono state accolte come un punto fermo nella ricostruzione storica e giudiziaria della strage.

Il governo diviso e la scelta lessicale di Meloni

La rappresentanza del governo alla cerimonia è stata affidata al sottosegretario all'Interno Nicola Molteni, esponente della Lega, che nel suo intervento ha parlato apertamente di "attentato terroristico di matrice neofascista", un termine che è stato ripreso anche da altri esponenti della maggioranza come il vicepremier Antonio Tajani e la ministra Anna Maria Bernini di Forza Italia.

A generare la polemica è stato invece il messaggio della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, pubblicato sui social e diffuso dalle agenzie a commemorazioni ormai concluse. La premier ha definito la strage come uno degli "attacchi più feroci" del "terrorismo" contro la nazione, parlando di una delle "pagine più buie e drammatiche della storia nazionale", ma senza fare alcun riferimento esplicito alla matrice neofascista dell'attentato, come invece stabilito dalle sentenze passate in giudicato.

Un’omissione che ha immediatamente innescato una dura reazione politica.

La reazione dell'opposizione e dei familiari delle vittime

La scelta lessicale di Giorgia Meloni non è passata inosservata e ha scatenato le critiche del centrosinistra. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, presente alle commemorazioni, ha difeso la verità giudiziaria con parole nette: "Non consentiremo che si provi a riscrivere la storia. È scritto in quelle sentenze che è stata una strage di matrice neofascista con un intento eversivo".

Schlein ha ribadito che chi governa ha il dovere di conoscere la storia del Paese e di darne piena attuazione, respingendo tentativi di revisionismo come quello rappresentato dalla cosiddetta "pista palestinese", già completamente smentita in sede giudiziaria. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha rincarato la dose con una domanda diretta alla premier: "Giorgia Meloni a quale terrorismo ti riferisci? Sai bene che ci sono condanne passate in giudicato che hanno confermato la matrice neofascista. Vuoi disconoscerle?".

Anche il presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime, Paolo Lambertini, è intervenuto per sottolineare come la verità sia già scritta nelle sentenze, definendola una "luce straordinaria" capace di illuminare quella pagina buia e mostrarne la matrice neofascista, nella speranza che la politica abbia il coraggio di riconoscerla senza ambiguità.

La Russa e la "matrice fascista" tra virgolette

Un intervento che ha ulteriormente acceso il dibattito è stato quello del presidente del Senato, Ignazio La Russa. In un messaggio pubblicato in mattinata, La Russa ha ricordato "la verità giudiziaria" che ha attribuito con sentenza definitiva la strage alla "matrice fascista", mettendo però il termine tra virgolette e aggiungendo che è "altrettanto doveroso unirsi alla richiesta che viene da più parti di proseguire nella ricerca della completa verità".

Questa posizione, che da un lato riconosce la sentenza e dall'altro apre a ulteriori indagini, è stata interpretata da più parti come un tentativo di tenere aperta la porta a ricostruzioni alternative, in contrasto con quanto accertato dalla magistratura e ribadito dai familiari delle vittime.

A conclusione della cerimonia, la piazza ha riservato un applauso al sindaco Matteo Lepore e un fischio al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, citato da Lambertini in relazione al Piano di rinascita democratica della P2, sottolineando come la ricerca della verità su depistaggi e mandanti sia ancora un capitolo aperto e doloroso per la città.

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