America’s Cup a Napoli, il colpo di scena Usa chiude il mosaico dei sette team
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Redazione Sport
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C’era una sorta di vuoto, a dire il vero piuttosto imbarazzante per la competizione velica più antica del mondo, nel panorama degli sfidanti che si preparano a solcare il Golfo di Napoli nel 2027. E quel vuoto, paradossalmente, portava la firma degli Stati Uniti, una nazione che dell’America’s Cup ha scritto le pagine più gloriose fin dalla prima edizione del 1851. Dopo mesi di trattative serrate, che sembravano destinate a chiudersi con un nulla di fatto dopo il forfait annunciato a ottobre 2025 dal New York Yacht Club, la situazione si è sbloccata con un colpo di scena degno di una regata in bonaccia: ci sarà un team a stelle e strisce.
L’American Racing Challenger Team USA, come è stato ufficialmente battezzato, ha presentato la propria candidatura ieri, issando il guidone dello Yacht Club Sail Newport, un piccolo ma agguerrito sodalizio con base nella Narragansett Bay (Rhode Island) che ha raccolto il testimone gettato dal più titolato club newyorchese. Questa operazione di "salvataggio" sportivo, se così vogliamo definirla, è stata possibile grazie all’iniezione di capitali e di visione imprenditoriale di Karel Komarek, il magnate ceco che già sta facendo parlare di sé nel settore della nautica per la sua scalata al Ferretti Group, e di Chris Welch, un investitore con un passato nelle sponsorizzazioni della Formula 1 e delle categorie minori come la GP2 e la Formula E.
La conferma dell’ingresso americano, avvenuta a tempo ormai scaduto rispetto ai calendari originali, modifica sostanzialmente l’assetto e la posta in palio della 38ª edizione. Lo skipper designato è Ken Read, un nome che pesa eccome nel mondo della vela: reduce da tre campagne in Coppa e recentemente introdotto nella Sailing Hall of Fame, Read rappresenta quella miscela di esperienza e aggressività tattica che serve per tenere testa ai neozelandesi di Emirates Team New Zealand. A differenza di quanto paventato nei mesi scorsi, quindi, la flotta non sarà priva della nazione che ha dato i natali al leggendario America, la goletta che diede il nome al trofeo.
Bagnoli e i render: il villaggio dei velisti prende forma
Se la notizia dell’ultim’ora ha risolto l’annosa questione della rappresentanza statunitense, il lavoro sul campo procede spedito in vista dell’appuntamento del 2027. I render diffusi in esclusiva mostrano con chiarezza come sarà organizzata l’area di Bagnoli, il quartiere occidentale di Napoli scelto per ospitare le basi operative dei team. Non si tratta più di una semplice ipotesi urbanistica: il defender Emirates Team New Zealand, Luna Rossa (l’equipaggio di casa che ha il peso morale di una nazione sulle spalle), gli svizzeri di Alinghi, i britannici di GB1 e i francesi di K-Challenge hanno già messo le mani (simbolicamente, ma anche contrattualmente) sui loro spazi.
Questi cinque consorzi dovrebbero sbarcare nell’area partenopea già entro giugno del 2026, dando il via a una fase di allestimento e test che trasformerà l’ex area industriale in un cantiere a cielo aperto di tecnologia e design navale. Manca ancora all’appello, come detto fino a ieri, il team statunitense, e manca il settimo equipaggio, quello che dovrebbe completare il quadro degli sfidanti al limite massimo consentito dal regolamento. Con l’ingresso in extremis di Komarek e Read, il numero dei pretendenti al trono sale a sei, rendendo la Louis Vuitton Cup (le eliminatorie che assegneranno chi affronterà i neozelandesi) un campo di battaglia affollato e agguerrito.
Il retromarcia degli Usa: quando un no diventa un sì
Per comprendere la portata dell’operazione, bisogna tornare indietro di qualche mese. L’annuncio dell’ottobre 2025, con cui il New York Yacht Club aveva declinato l’invito gettando nello sconforto i puristi della vela, aveva rischiato di creare un precedente storico: la prima edizione della Coppa senza la barca a stelle e strisce. Quella rinuncia, maturata forse per la consapevolezza di non poter sostenere i costi proibitivi (nonostante i tetti di spesa imposti dalla nuova governance) o per divergenze tecniche relative proprio al famoso “guidone” – l’etichetta formale che definisce chi ha il diritto di sfidare il detentore – aveva lasciato un vuoto incolmabile.
Invece, il silenzio delle ultime settimane è stato rotto da una trattativa lampo. Welch e Komarek hanno rilevato asset fondamentali della fallita avventura di American Magic, tra cui l’AC75 Patriot e le piattaforme AC40, garantendosi una base tecnica di partenza che farà risparmiare mesi preziosi di progettazione. A bordo, insieme a Read, ci sarà un equipaggio che attinge a piene mani dalla tradizione delle università e dei circoli del New England, pronti a vendicare l’assenza dei "cugini" del New York Yacht Club. Napoli, dunque, li vedrà arrivare come la settima ruota del carro o forse come il cavallo di ritorno più temuto della competizione.
L’equilibrio della nuova governance e la sfida dei numeri
Questo scenario a sette squadre (o forse otto, se l’ultimo posto verrà occupato) è il primo vero stress test per la neonata America’s Cup Partnership (ACP), la nuova struttura di governance che vede coinvolti team e organizzatori per stabilizzare i conti e allontanare lo spettro dei deficit cronici. La presenza americana non è solo una questione di folklore sportivo; è una necessità commerciale. Senza il mercato e i diritti tv degli Stati Uniti, l’operazione di riqualificazione di Bagnoli e del lungomare di Napoli rischierebbe di perdere il suo appeal mediatico globale.
Le regate preliminari sono già fissate: si comincerà a Cagliari a maggio 2026, un evento che servirà a rodare i mezzi e a testare il pubblico italiano, seguito da altri due appuntamenti in attesa del gran finale del luglio 2027. I riflettori restano puntati su Luna Rossa, che navigherà in acque di casa con l’ambizione di diventare il primo team italiano a portare a casa la coppa, ma l’attenzione ora è tutta concentrata sui nuovi arrivati. Dopo aver detto “no” con decisione, gli Stati Uniti hanno fatto retromarcia e sono pronti a giocarsi il tutto per tutto in quello che si preannuncia come lo stadio di vela più bello del mondo, tra Castel dell’Ovo e Posillipo.




