Sanremo 2026, il bouquet di Conti: un pop variopinto nel segno di Baudo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Carlo Conti, nel delineare i contorni del Festival di Sanremo 2026 che dirigerà e condurrà dal 24 al 28 febbraio, ricorre a un'immagine floreale già cara alla kermesse, quella del "bouquet di fiori misti", dedicando l'intera edizione a Pippo Baudo, maestro al quale dichiara di essersi ispirato per la selezione delle canzoni. Il proposito dichiarato, come egli stesso ha ribadito intervenendo a RTL 102.5, è quello di allestire una rassegna "nazionalpopolare" che possa piacere a un pubblico trasversale, "belli e brutti, giovani, meno giovani, grandi e piccini", inserendo quel necessario dato di modernità che eviti la cristallizzazione in un formato obsoleto.
Un mosaico di generi oltre la tradizione romantica
Se l'amore, tema peraltro tradizionale e ancora predominante nei testi delle ventidue canzoni in gara, resta il perno narrativo della manifestazione, la novità sostanziale risiede nella voluta eterogeneità dei generi musicali proposti. Accanto alle immancabili ballate, infatti, il palco dell'Ariston vedrà alternarsi, in una commistione inedita, ritmi rap e sonorità dance, ma anche incursioni nel folk, nell'indie e persino nel country, senza tralasciare un accenno di rock e le calorose sfumature dei ritmi latini. Una varietà, questa, che si estende agli arrangiamenti e che mira a sorprendere l'ascoltatore, il quale si troverà di fronte a un panorama sonoro ampio e variegato, dove il pop funge da comune denominatore ma si declina in forme disparate, dal reggaeton al para-musical.
Le prime impressioni dopo l'ascolto in blocco dei brani
Proprio in questi giorni si è tenuto a Milano, nello Studio Tv3 di Corso Sempione, il primo pre-ascolto in assoluto per la stampa delle trenta canzoni selezionate, una maratona sonora che lo stesso Conti ha definito "una giornata tra le più importanti e le più emozionanti", avendo egli per la prima volta la possibilità di udirle tutte in sequenza. Un'esperienza, come è stato osservato, che di per sé costituisce un terreno insidioso per un giudizio definitivo, paragonabile a delle "sabbie mobili", data la mole di materiale e la diversità degli stili proposti. In quel bouquet, secondo alcune prime impressioni, sembrano prevalere i "fiori da campo" su rose e orchidee di raro pregio, con brani che, se da un lato dimostrano una certa ricerca sonora, dall'altro non sempre lasciano un segno memorabile nell'ascoltatore, il quale forse faticherà a ricordarne le melodie il giorno seguente.
Lo stato d'animo degli artisti e le prospettive
Tra gli interpreti che si apprestano a salire sul palco, c'è chi, come Raf, ammette di non essersi pienamente goduto le passate esperienze sanremesi e vede in questa edizione l'occasione per vivere la competizione con un approccio più leggero e divertito. Conti, dal canto suo, si è detto soddisfatto delle scelte operate, pur evitando di pronunciarsi con certezza riguardo a un suo eventuale ritorno alla conduzione anche per l'edizione del 2027, lasciando così aperto ogni scenario futuro. Il Festival che si prepara, dunque, punta sulla mescolanza e sulla sorpresa, cercando di conciliare l'attualità dei suoni con quel sentimento d'amore che ne rappresenta l'ossatura tematica, senza trascurare sprazzi d'ironia, in uno sforzo composito che ambisce a rinnovare senza stravolgere la formula di un appuntamento cardine della musica italiana.




