Bagnaia e Marquez con lo stesso problema, Di Giannantonio fa scuola al Balaton Park
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Redazione Sport
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Balaton Park si è rivelato un campo minato per Francesco Bagnaia, il quale al termine delle prequalifiche del Gran Premio d'Ungheria ha dovuto fare i conti con una realtà che sperava di essersi lasciato alle spalle: la mancanza di grip al posteriore. Nonostante il podio conquistato al Mugello avesse alimentato un cauto ottimismo, il tracciato ungherese – già “cerchiato in rosso” nel calendario del piemontese per le difficoltà patite lo scorso anno – ha riproposto un ostacolo insidioso, sebbene con caratteristiche tecniche differenti.
Il quattordicesimo tempo cronometrato, che lo costringerà a passare attraverso il taglio della Q1, è il risultato di un venerdì complicato, durante il quale l’errore nella sua tornata veloce (un’imbarcata alla curva 13) ha rappresentato solo la punta dell’iceberg di una crisi di aderenza più profonda.
Pecco ammette di non essersi aspettato una simile situazione, proprio su un asfalto che teoricamente offre un grip elevato, eppure ogni tentativo di caricare la curva in percorrenza si traduce nella fatale perdita del posteriore, un fenomeno che si verifica “da solo”, senza l’intervento del gas o del freno.
Eppure c’è un dato positivo nel paradosso: se l’anno scorso l’anteriore era un disastro, quest’anno il feeling con la parte anteriore della GP26 è migliorato, permettendogli quantomeno di “entrare in curva” e di divertirsi di più, anche se il prezzo da pagare è un deficit cronico di trazione posteriore.
Il confronto con Marquez e l’eccezione Di Giannantonio
La chiave di lettura di questa difficoltà, per il team Ducati, arriva dal confronto diretto con i dati degli altri piloti. Bagnaia rivela infatti che, analizzando la telemetria, emerge una similitudine quasi perfetta tra il comportamento della sua moto e quella di Marc Marquez, anch’egli alle prese con la sensazione di “perdere il dietro” in fase di rilascio dei freni. Piuttosto che un motivo di preoccupazione, il piemontese interpreta questa comunanza come un vantaggio, perché avere due piloti con lo stesso limite (e lo stesso talento) accorcia i tempi di analisi e la ricerca della soluzione.
Tuttavia, l’ago della bilancia tecnica in questo frangente è rappresentato da Fabio Di Giannantonio, il quale si pone come l’esatto opposto del problema. Laddove Bagnaia e Marquez faticano a mantenere la rotta in uscita di curva, “Diggia” dispone di un quantitativo di grip posteriore addirittura superiore alla media.
È da questo confronto diretto – dal “copiare” chi ce l’ha – che Pecco spera di trovare la quadratura del cerchio per sabato, concentrandosi non tanto sul bilanciamento meccanico della moto quanto sulla gestione elettronica, visto che Di Giannantonio riesce a scaricare a terra molta più potenza senza che la ruota slitti.
La strategia elettronica e le insidie del nuovo asfalto
Analizzando il fenomeno nello specifico, Bagnaia scende nei dettagli di una dinamica che definisce inspiegabile ma non incontrollabile. A differenza di quanto accade tradizionalmente quando si perde aderenza in staccata o in accelerazione, il posteriore della sua Ducati si “ribella” mentre lui è ancora in angolo di piega, a gas chiuso, un sintomo inequivocabile che l’aderenza scarseggia a tal punto da non sostenere nemmeno la sola forza centrifuga.
Il campione del mondo in carica racconta di aver tentato di rimediare modificando il proprio stile di guida in modo radicale: ha provato a fermare la moto prima, a portarla più all’interno, a ritardare la frenata, ma ogni soluzione si è rivelata vana.
Una parte della responsabilità potrebbe ricadere sulle condizioni del tracciato, in particolare sulla prima curva dove l’asfalto è stato rifatto di recente, offrendo un grip pari a zero; se questo non è un problema enorme sul giro secco, potrebbe trasformarsi in un ostacolo pericoloso al via della gara, quando i piloti si troveranno a staccare forte in mezzo al gruppo. Per il momento, l’unica strategia percorribile sembra essere quella legata all’elettronica, osservando come l’erogazione di Di Giannantonio gli permetta di tenere la ruota incollata all’asfalto.
Le condizioni fisiche di Marquez tra realismo e Q2
Sull’altro lato del box, Marc Marquez non solo condivide lo stesso problema tecnico di Bagnaia, ma porta avanti una battaglia personale contro i tempi di recupero post-operatorio. Lo spagnolo, tornato in sella da poche settimane dopo l’intervento alla spalla, non nasconde che il suo corpo imporrà dei limiti in questo weekend ungherese: se il fastidio al nervo radiale è fortunatamente scomparso, la forza muscolare non è ancora quella di inizio stagione, costringendolo a dosare le energie con un approccio a singhiozzo – due giri veloci e tre in gestione.
Al Balaton Park, una pista che lo scorso anno lo vedeva dominatore assoluto (specie nelle curve a sinistra dove era “imbattibile”), il copione è cambiato, e il pilota della Ducati fatica più del previsto nella percorrenza delle pieghe a sinistra. Nonostante ciò, Marquez ha centrato l’accesso diretto alla Q2, mantenendo un approccio lucido e disincantato: la sua presenza nelle posizioni che contano, in questo momento, dipende più dagli errori altrui che dalla sua esplosività.
Con Pedro Acosta che ha dettato il passo nelle prequalifiche e piloti come Marco Bezzecchi (sesto) e Jorge Martin (nono) a completare la top ten, il quadro del venerdì ungherese lascia aperti più interrogativi che certezze, in attesa che le soluzioni tecniche, quelle vere, emergano dalle analisi notturne dei dati.




