Striscia la Notizia, il silenzio social e i palinsesti gelano il futuro del tg satirico
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A quasi trentotto anni dalla prima messa in onda, il preserale di Canale 5 si prepara a vivere una stagione che, se non proprio autunnale, si annuncia quantomeno carica di interrogativi. Striscia la Notizia, il contenitore satirico ideato da Antonio Ricci che per decenni ha rappresentato un appuntamento fisso per milioni di telespettatori, incrociando inchieste, costume, denuncia sociale e un certo gusto per la provocazione, sembra infatti avviarsi verso una battuta d’arresto che molti, forse, non avrebbero pronosticato.
A gettare benzina sul fuoco delle indiscrezioni, già accese da alcune settimane, è arrivata nelle ultime ore la notizia della sospensione delle attività sui canali social ufficiali del programma, accompagnata dalla decisione di mettere in ferie lo staff che curava la comunicazione digitale, un movimento che appare più di una semplice pausa estiva e che ha subito alimentato le voci di una cancellazione definitiva dal palinsesto.
Le parole di Pier Silvio Berlusconi e il retroscena di Dagospia
Il primo segnale di un possibile stravolgimento era già emerso lo scorso 17 luglio, quando il sito Dagospia aveva anticipato la notizia di un addio imminente, ipotizzando che lo storico tg satirico di Antonio Ricci non avrebbe più trovato spazio sulle reti del gruppo Mediaset.
Un’anticipazione che, per quanto circolata in un periodo tradizionalmente caratterizzato da voci e smentite, aveva assunto un peso specifico ben diverso quando, in occasione della presentazione dei palinsesti autunnali, lo stesso amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi non aveva fornito rassicurazioni, limitandosi a dichiarare che il gruppo stava effettuando tutte le valutazioni del caso.
In quell’occasione, come riportato dalle agenzie, il numero uno dell’azienda aveva precisato di non avere altre informazioni da condividere, una formula che, nella sua genericità, è apparsa a molti osservatori come il preludio a una scelta ormai maturata. È la concomitanza tra quelle dichiarazioni e il silenzio piombato sui profili social del programma, unita all’invio in ferie del personale addetto alla gestione delle piattaforme digitali, a trasformare il sospetto in una convinzione sempre più diffusa, anche se ufficialmente non è ancora giunta alcuna comunicazione definitiva.
La fine di un'era per il preserale Mediaset
Per comprendere la portata della vicenda, occorre ricordare che Striscia la Notizia non è stato semplicemente un programma televisivo, ma un vero e proprio fenomeno culturale che ha segnato il costume e il linguaggio dell’intrattenimento italiano, contribuendo a lanciare decine di personaggi, inviati e imitatori, e a trasformare la satira di attualità in uno strumento popolare e trasversale.
Nato nel lontano 1988, il tg satirico di Antonio Ricci ha attraversato oltre tre decenni di storia italiana, adattandosi ai cambiamenti della società e del mezzo televisivo, spesso con capacità di anticipazione e non di rado suscitando polemiche e dibattiti. Tuttavia, la recente evoluzione del mercato televisivo, la frammentazione dell’audience, l’avvento delle piattaforme streaming e una generale trasformazione dei consumi mediatici potrebbero aver giocato un ruolo determinante nell’azzeramento di quelle che, fino a qualche tempo fa, sembravano certezze granitiche.
Il fatto che la produzione abbia deciso di congelare le comunicazioni social, un canale ormai fondamentale per mantenere viva l’interazione con il pubblico più giovane, è un indicatore che lascia intendere come la decisione sia stata presa a monte, indipendentemente dalle valutazioni sul rendimento del programma nella fascia preserale.
L'assenza dai nuovi palinsesti e il destino dello staff
Se la sospensione dei social rappresenta il segnale più evidente e immediato, a rendere la prospettiva della chiusura quasi certa è la constatazione che, nei palinsesti annunciati da Mediaset per la prossima stagione autunnale, non vi è traccia del programma né in una collocazione stabile, né in una formula rinnovata. Questa assenza, unita al mancato smentita delle indiscrezioni da parte dell’autore Antonio Ricci, che pure in passato non ha mai lesinato repliche o precisazioni, ha creato un vuoto informativo che in molti hanno letto come l’ultimo atto di una lunga trattativa interna.
Resta da capire se l’intero staff storico, composto da giornalisti, autori, inviati e tecnici, verrà ricollocato all’interno di altre produzioni del gruppo o se, invece, si assisterà a una dispersione di competenze che hanno reso celebre quel marchio. Quella che si profila, in ogni caso, non è una semplice cancellazione di un contenitore, ma la possibile fine di un modello di fare satira che ha fatto scuola, un modello che ha saputo coniugare l’intrattenimento leggero con il racconto delle storture della politica, dell’economia e della cronaca, spesso anticipando i temi del dibattito pubblico.
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