Supermercati chiusi la domenica, la proposta di Coop spacca la grande distribuzione
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Redazione Economia
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La possibilità di vedere i supermercati chiusi la domenica, dopo oltre quindici anni di aperture ininterrotte, è tornata ad agitare il settore della grande distribuzione, sollevando un dibattito aspro tra i principali attori. A lanciare la proposta, che suona come una rivoluzione per abitudini di consumo ormai consolidate, è stata Ancc-Coop, attraverso il suo presidente, avanzando l'ipotesi di un ritorno a sei giorni di apertura settimanale. La motivazione, che si regge su una logica di razionalizzazione in tempi di crisi, punta a contrastare l'erosione dei margini e l'aumento insostenibile dei costi operativi, dai quali qualcuno trae vantaggio mentre altri, inevitabilmente, subiscono perdite. Un tentativo, in sostanza, di convertire i risparmi derivanti dalla chiusura festiva in un beneficio diretto per il consumatore, attraverso politiche di prezzo più aggressive e sconti, in un momento in cui il carovita condiziona pesantemente le scelte d'acquisto.
Le reazioni contrastanti del settore
Alla mossa di Coop, però, non è seguita alcuna convergenza, bensì una netta opposizione da parte del resto della grande distribuzione organizzata, la quale ha bocciato senza mezzi termini l'idea. Le associazioni di categoria e i concorrenti diretti hanno giudicato la chiusura domenicale un pericoloso azzardo, sottolineandone i rischi per i consumi già fiacchi, per la tenuta delle imprese e per i livelli occupazionali in un quadro economico definito fragile. Tra coloro che si sono espressi, facendo sentire la propria voce, c'è stato anche Giorgio Santambrogio, amministratore delegato del Gruppo VéGé, il quale, in un intervento su una piattaforma professionale, ha difeso con determinazione, seppur con toni misurati, la sua posizione scomoda contro la chiusura. Santambrogio ha ribadito l'importanza di condividere le proprie idee, anche quando queste divergono dal pensiero dominante, confermando così la profonda spaccatura che corre tra i grandi player del mercato.
I numeri degli acquisti domenicali
A complicare il quadro, arrivano i dati effettivi sulle abitudini d'acquisto, che sembrano offrire argomenti a entrambe le fazioni. Secondo le rilevazioni, la maggioranza degli italiani organizza la spesa in uno o più giorni ricorrenti, ma soltanto una piccola parte, appena il dieci per cento, sceglie sistematicamente la domenica per riempire il carrello. Il giorno preferito rimane il sabato, che raccoglie circa un terzo delle preferenze, seguito a distanza dal venerdì; la domenica si colloca dunque in una posizione non primaria nell'economia settimanale delle famiglie. Tuttavia, chi fa la spesa di domenica appartiene a segmenti di consumatori specifici e, forse, più dinamici: si tratta soprattutto di donne tra i venticinque e i ventinove anni, e di uomini tra i trenta e i cinquantaquattro anni, fasce d'età che potrebbero vedere limitate le proprie opzioni.
Un dibattito che riflette le tensioni del settore
La discussione, che infuria senza trovare un punto d'incontro, va ben oltre la semplice questione degli orari di apertura e mette a nudo le difficoltà strutturali di un'intera filiera. Mentre Coop punta a una contrazione per investire altrove, gran parte della distribuzione teme l'effetto domino che una riduzione dell'offerta potrebbe innescare su consumi e occupazione. Il confronto, del resto, si sviluppa in un contesto dove i precedenti giudiziari non mancano, come dimostra il caso di un cassiere licenziato e poi reintegrato dal giudice, a ulteriore riprova delle tensioni sociali che attraversano il mondo della grande distribuzione. Quello che emerge, insomma, è uno scontro tra due visioni antitetiche sulla gestione della crisi: da un lato chi propone un ripiegamento per consolidare i margini e offrire prezzi migliori, dall'altro chi vede nell'apertura continua, nonostante tutto, una garanzia di fatturato e di servizio.




