Val di Susa, gli attivisti stranieri fermati e l’ipotesi terrorismo. Oltre mille identificazioni a Venaus

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono ore frenetiche per gli inquirenti, che nelle ultime quarantott’ore hanno dovuto gestire una mole impressionante di dati, immagini e riscontri tecnici per ricostruire la dinamica degli scontri dello scorso 25 luglio, quando i cantieri dell’alta velocità in Val di Susa sono stati trasformati in un teatro di guerriglia urbana.

La procura di Torino, dal canto suo, sta esaminando con particolare attenzione l’eventuale aggravante dei fini terroristici, un’ipotesi che non viene affatto esclusa e che, se accolta, cambierebbe radicalmente il quadro giudiziario e le misure cautelari nei confronti dei fermati.

La risposta delle forze dell’ordine, intanto, è stata immediata e capillare: con una maxi-operazione che ha coinvolto diverse squadre della Polizia di Stato, sono stati setacciati i comuni di San Didero, Salbertrand, Chiomonte e Traduerivi, con un’attenzione particolare al campeggio del festival No Tav, dove la concentrazione di attivisti era maggiore. I numeri, al momento, parlano chiaro: oltre 1.500 persone sono state filmate e identificate solo a Venaus, mentre il totale degli identificati in tutta la valle supera abbondantemente le 3.000 unità, un dato che testimonia l’enorme dispiegamento di mezzi e uomini messo in campo per arginare quella che le autorità definiscono una deriva violenta del movimento.

I fermi e il profilo degli attivisti

Tra le prime misure adottate, spiccano i quattro fermi che hanno colpito altrettanti attivisti stranieri, tutti riconducibili a quella frangia del movimento nota come blocco nero, la cui presenza era già stata segnalata nelle fasi precedenti alla manifestazione. Si tratta di cittadini europei, per i quali è già scattata l’espulsione dal territorio italiano, con un divieto di ritorno che si estende per un triennio, una misura che mira a disarticolare la rete internazionale che potrebbe aver pianificato e coordinato le azioni di sabotaggio.

Al momento, le accuse che gravano su di loro sono quelle di devastazione, un reato che prevede pene severe, ma la valutazione della procura, come detto, va ben oltre. Gli investigatori stanno cercando di stabilire se gli atti di violenza commessi, come il lancio di molotov e l’uso di ordigni artigianali, nonché la distruzione di mezzi pesanti e attrezzature, rientrino in un disegno più ampio di natura eversiva, che giustificherebbe l’aggravante di cui all’articolo 270-bis del codice penale.

I materiali sequestrati durante le perquisizioni, tra cui maschere antigas, caschi, e un ingente numero di bottiglie incendiarie già pronte all’uso, sembrano avvalorare l’ipotesi di un’organizzazione ben strutturata, lontana dalla spontaneità delle proteste di piazza.

Le dinamiche degli scontri e il bilancio dei feriti

Il bilancio degli scontri di sabato è pesante e, per certi versi, drammatico: centoventiquattro agenti delle forze dell’ordine sono rimasti feriti, alcuni in maniera seria, durante gli assalti ai cantieri di Chiomonte e delle località limitrofe, dove l’Agenzia per la mobilità piemontese ha denunciato danni ingenti alle infrastrutture, con una stima provvisoria che supera il milione di euro.

La risposta degli agenti, spesso accerchiati e bersagliati da una pioggia di sassi e oggetti contundenti, è stata quella di cercare di contenere l’escalation senza provocare vittime tra i manifestanti, un equilibrio difficile da mantenere in un clima di guerriglia vero e proprio.

Durante le operazioni di identificazione di massa, che si sono svolte lungo le strade della valle, gli agenti hanno costretto gli attivisti a incolonnarsi in fila, per poi procedere alla verifica delle generalità: a ciascuno è stato chiesto di tenere ben visibile il documento d’identità, mentre fotografi e operatori delle forze di polizia riprendevano ogni persona dalla testa ai piedi, una procedura che ha sollevato non poche polemiche tra i manifestanti.

Alcuni di loro, come raccontano le cronache locali, hanno lamentato il trattamento, definendolo una schedatura da regime, mentre altri hanno invece sottolineato un particolare quasi grottesco: la fila era stata fatta partire nella zona battuta dal sole, mentre i poliziotti si sono posizionati all’ombra, un dettaglio che, a loro dire, fotografa il clima di tensione e sfiducia che aleggia da anni in quella porzione di Piemonte.

Le indagini e le verifiche sui movimenti dei gruppi violenti

Gli inquirenti, dal canto loro, non si fermano ai fermi e alle espulsioni, ma stanno vagliando con attenzione i filmati e le foto raccolte durante le manifestazioni, cercando di risalire ai responsabili materiali dei lanci di ordigni e delle devastazioni che hanno preso di mira i cantieri. La mole di immagini, oltre 1.500 solo a Venaus, sarà analizzata con sistemi di riconoscimento facciale, incrociata con i database delle polizie europee per verificare la presenza di soggetti già noti per reati simili in altri contesti, come le proteste contro il G8 o i movimenti antagonistici in Francia e Germania. L’attenzione è massima anche sui rifornimenti logistici: le forze dell’ordine hanno sequestrato scorte di materiale pirotecnico e combustibile che, secondo le prime ricostruzioni, erano state accumulate nei boschi e nelle strutture abbandonate della valle, probabilmente nelle settimane antecedenti ai fatti.

Mentre la procura di Torino valuta se richiedere l’arresto per i quattro attivisti già fermati, gli agenti continuano a presidiare i punti nevralgici della valle, per evitare che nuovi assembramenti degenerino in altre violenze. La tensione, al momento, resta altissima, ma le forze di polizia hanno assicurato che il controllo del territorio continuerà senza sosta, con posti di blocco e pattugliamenti che non accennano a diminuire, in attesa di sviluppi decisivi dalle indagini.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.