A Fano riemerge la basilica progettata da Vitruvio, l’architetto che nacque nella città
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Redazione Interno
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Sono bastati millenni, o forse solo un attimo, perché il cuore antico di Fanum Fortunae tornasse a pulsare sotto i piedi dei suoi moderni abitanti. L’annuncio, dato con le parole del sindaco, ha il sapore di una promessa mantenuta dalla terra: “Da oltre 2000 anni aspettavamo questa scoperta”. È questa, in effetti, la cronaca di un’attesa terminata, il racconto di un ritrovamento che supera la dimensione locale per proiettarsi in una storia più grande. Durante i lavori di riqualificazione di piazza Andrea Costa, le ruspe si sono arrestate dinanzi a ciò che nessuno aveva più visto dall’epoca imperiale: i resti della basilica progettata da Marco Vitruvio Pollione, il genio dell’architettura che proprio a Fano vide la luce. Un edificio pubblico, destinato all’amministrazione della giustizia e agli affari, che lo stesso autore descrisse nel suo trattato fondativo, il “De Architectura”, e che ora, finalmente, ha smesso di essere una leggenda scritta per diventare pietra tangibile.
Un paragone che travalica i secoli
La portata dell’evento, che certamente segnerà una nuova fase per la morfologia urbana e per gli studi archeologici, è stata subito colta nelle sue proporzioni straordinarie. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli, senza mezzi termini, ha definito il ritrovamento “qualcosa di eccezionale”, operando un paragone eloquente con altre scoperte epocali: dalla tomba di Tutankhamon al Lapis Niger nel foro romano. Sono accostamenti, questi, che delineano immediatamente il peso specifico di ciò che è venuto alla luce, collocandolo in una sfera internazionale dove la sorpresa archeologica si mescola alla conferma storica. Si tratta, peraltro, di un rinvenimento che, secondo alcuni osservatori, supererebbe per importanza persino quello del celebre Lisippo, a lungo discusso negli ambienti specialistici.
Il futuro tra tutela e valorizzazione
La gioia della scoperta, che ha immediatamente attirato l’attenzione di istituzioni e studiosi, porta con sé una riflessione inevitabile sul destino di quelle pietre. La basilica di Vitruvio, infatti, non rappresenta soltanto un capitolo chiuso della ricerca, ma l’apertura di un nuovo libro, tutto da scrivere, che riguarda la conservazione e la fruizione pubblica del bene. Il sito, che richiederà ingenti risorse per essere preservato e reso accessibile, si configura già come una formidabile opportunità per il territorio, sia sotto il profilo culturale che sotto quello turistico. È lecito, dunque, immaginare che la città intera possa costruire, attorno a questo tesoro riemerso, una proposta di valorizzazione ambiziosa, tanto che si sta già ragionando su una candidatura per il riconoscimento Unesco.
Il contesto di una città stratificata
L’evento non è un episodio isolato, ma si inserisce in un contesto urbano già ricco di testimonianze del passato, che confermano come Fano custodisca un patrimonio storico e archeologico di prim’ordine. Il ritrovamento in piazza Costa, pertanto, non fa che arricchire un mosaico di tracce che raccontano secoli di vita, gettando una luce nuova sulla planimetria antica della città e sulle opere del suo figlio più illustre. La basilica, di cui si conoscevano le coordinate teoriche attraverso il testo vitruviano, assume ora una concretezza che consentirà di studiarne le tecniche costruttive, le proporzioni e la relazione con lo spazio pubblico dell’epoca, offrendo agli esperti materiale inedito per decifrare la pratica architettonica romana.




